“La scienza è come il sesso, ha anche delle conseguenze concrete, ma non per queste la pratichiamo”

incontro parisi liceo PutignanoPutignano – Se dovessimo chiedere ad un letterato il senso della citazione in alto, molto probabilmente ci riporterebbe l’imperativo dantesco: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. L’autore della precedente sottolinea altresì la passione per l’amata Scienza e … guarda caso è proprio uno scienziato.

La citazione, leggera e profonda, del grande fisico R. Feynman (chissà Elon Musk come la decodificherebbe a proposito degli allarmanti problemi di natalità del Bel Paese), apre il settimo capitolo del volume “In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi”, ultima fatica letteraria del premio Nobel G. Parisi.

Questa sezione intitolata “Il senso della scienza” ci accompagna in maniera leggera, ma decisa in un viaggio che spazia dalle passioni soggettive degli scienziati che guidano il loro lavoro, al rapporto tra scienza e società fino a giungere alle attuali tendenze antiscientifiche che ne vorrebbero minare il prestigio (e che saranno il tema di uno dei quesiti posti allo scienziato dagli studenti).

Ecco, quasi come in un volo lieve, ma con la forza e accuratezza scientifica del “virare sincronizzato” proprio degli storni, il prof. Giorgio Parisi ha allietato il pubblico di studenti del polo liceale Majorana – Laterza. Dell’incontro del 20 maggio 2022, di cui già avevamo dato notizia sulla nostra testata, riportiamo testualmente i quesiti rivolti allo scienziato dalla giovane platea, attraverso il comunicato stampa congiunto Liceo Majorana – Laterza e Associazione Liceando.

Parisi majorana putignano 20 maggio 2022


COMUNICATO STAMPA


“Buttarsi nella vita inseguendo i propri sogni e fare ciò che si ama”. È questa la strada maestra indicata agli studenti del liceo “Majorana-Laterza” di Putignano da Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica 2021, durante l’incontro-evento organizzato il 20 maggio scorso, in collaborazione con l’Associazione “Liceando”, presso l’auditorium della scuola.
Giunto ai vertici della comunità scientifica internazionale grazie ai suoi studi sull’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici, dalla scala atomica a quella planetaria, Parisi ha di recente dato alle stampe il volume “In un volo di Storni. Le meraviglie dei sistemi complessi” e, proprio da questo volume, ha preso le mosse un dibattito appassionante e ricco di spunti, che è riuscito ad accendere la curiosità e soprattutto l’interesse per la fisica nei numerosi giovani presenti in platea. Accanto al Nobel italiano (in collegamento video), la prof.ssa Grazia Corigliano (responsabile per il liceo del progetto “Orienta_menti”), nelle vesti di moderatrice, e due esimi scienziati dell’Università di Bari: Roberto Bellotti, direttore del Dipartimento Interateneo di Fisica, e Saverio Pascazio, ordinario di Fisica Teorica e primo ricercatore italiano eletto nello Strategic Advisory Board di QuantERA (programma europeo di ricerca nell’ambito delle tecnologie quantistiche). Pascazio, in particolare, che da tempo collabora con il prof. Parisi, nel suo intervento ha prima descritto la bellezza della complessità e poi ha illustrato la teoria premiata con l’assegnazione del Nobel. L’incontro, assolutamente prezioso e illuminante per chi ha avuto la fortuna di prendervi parte, si è concluso con i ringraziamenti e i saluti della prof.ssa Daniela Menga, dirigente del liceo “Majorana-Laterza” e della dott.ssa Carmela Vinella, Presidente dell’associazione “Liceando”.

Di seguito, un estratto del dibattito sviluppatosi durante l’incontro con il prof. Giorgio Parisi.

Parisi majorana putignano 20 maggio 2022 Corigliano: Fare ricerca è più divertente che essere un premio Nobel?
Parisi: Certo. Dà anche il vantaggio di poter parlare direttamente agli studenti.

Corigliano: In un passaggio del suo libro riporta una frase di un suo amico: “Fare il fisico è una faticaccia, ma è sempre meglio che lavorare”. Quindi possiamo dire che fare ricerca è divertente?
Parisi: Se non fosse divertente in tanti non la farebbero.

parisi bellotti pascazio majorana putignano 20 maggio 2022 Vincenzo Lippolis (studente): Due domande in una. Prima i fisici laureati diventavano docenti di ruolo già a 25 anni. Adesso a 25 anni, se tutto va bene, si è ancora a metà del dottorato di ricerca; la seconda è relativa ai finanziamenti che, a differenza di oggi, l'Università italiana ha ricevuto per la ricerca negli anni ’50. Perché? Cosa in Italia dovrebbe cambiare per evitare la costante fuga di cervelli all’estero?
Parisi: Certamente l'Italia una volta era un paese dominato dai giovani. Dopo il fascismo e la seconda guerra mondiale è subentrata una nuova classe politica; allora non solo gli scienziati erano giovani, ma erano più giovani i ministri, gli uomini politici. Infatti molti di questi uomini politici, basti pensare ad Andreotti, Moro, Fanfani e così via, ce li siamo portati avanti per 30, 40 e 50 anni. Pian piano l’Italia è diventata una gerontocrazia e ciò è preoccupante perché, ad esempio, se guardiamo all’Europa o al mondo, molti Premier sono molto più giovani degli italiani. Per quanto riguarda, invece, i finanziamenti, è successo che non sono aumentati proporzionalmente all’aumento dell’inflazione e che i fondi sono stati anche tagliati. Serve pertanto un’inversione di rotta ora possibile grazie al PNRR. Quindi garantire maggiori fondi per incentivare la ricerca e stimolare i giovani a rimanere in Italia.

D’Onghia Paolo (studente): in questi ultimi anni si sono sviluppati movimenti populisti antiscientifici come i novax, nocovid… notutto. Secondo lei qual è l'antidoto, com’è possibile frenare questa inversione di tendenza e far ricrescere la fiducia nella scienza e nella ricerca?
Parisi: Il primo passo fondamentale è la scuola a tutti i suoi livelli, a cominciare dalla scuola dell'infanzia. Si incominci a parlare di scienza, anzi a “farla”, perché come diceva Maria Montessori, i bambini sono naturalmente degli scienziati se si lascia loro lo spazio per agire. Stimolandoli, senza mettergli fretta. Ovviamente ciò non è facile. Quindi la scuola è fondamentale perché si capisca non solo la scienza, ma anche proprio il metodo scientifico, non solo quello teorico, ma proprio la “prassi scientifica”, facendo cioè comprendere ai ragazzi come da una prima “intuizione” dello scienziato si passi alle “conferme”, come poi queste conferme vengano “verificate” nei laboratori generando discussioni che portano al “consenso scientifico”. Queste sono tutte cose che l’insegnante deve saper trasmettere. Bisogna cercare di migliorare i libri scolastici e migliorare la formazione degli insegnanti, come ad esempio sta cercando di fare l’Accademia Lincei. Bisogna infine intervenire sul pubblico. Quanto all’affermarsi delle teorie “anti scientifiche”, è fondamentale capire l’origine di queste tendenze. Io ho l’impressione che il prestigio della scuola, dell'università, della ricerca del sapere se volete, era in qualche modo connesso anche con un periodo di grande ottimismo che c'è stato dal 700 al 900, ottimismo su un futuro migliore grazie alle nuove invenzioni. La scienza, che era responsabile di queste invenzioni ne portava naturalmente il prestigio. Adesso la situazione è cambiata. C’è la crisi energetica, la crisi economica, la mancanza di materie prime e così via. Tutte queste crisi generano sfiducia nel futuro, che porta a identificare nella Scienza l’unica responsabile di questa situazione. Bisogna far capire che ciò non è vero; i problemi esistono e sono certamente connessi alle cose nuove che sappiamo, ma il modo per uscire da questi problemi non è con meno scienza, ma con più scienza. Quindi bisogna investire nella scienza affinché questa sia capace di fornirci le energie rinnovabili, l’energia dal solare, i combustibili dalle piante direttamente dalle alghe, in modo tale che tutte queste applicazioni rendano possibile il passaggio a un mondo sostenibile.


parisi majorana putignano 20 maggio 2022Corigliano
: Che ruolo ha l'immaginazione nella ricerca scientifica e che cosa è il pensiero inconscio?
Parisi: L'immaginazione ha un ruolo estremamente importante. Provo a spiegarmi con un esempio. Un chimico francese che cercava di capire la struttura del benzene e lui, come tanti altri chimici, non riusciva a trovarla. Ebbene, la struttura del benzene è fatta essenzialmente da 6 atomi di carbonio messi a forma di anello, ma sino ad allora nessuno aveva mai pensato che gli atomi di carbonio si potessero disporre a forma di anello e quindi cercavano altri tipi di suture che però non si trovavano. Una notte Kekulé sognò un serpente che si mangiava la coda. Si svegliò all'improvviso e gli venne subito l'idea che la struttura del carbonio poteva essere a forma di anello. È chiaro che a questo punto non è casuale che lui avesse sognato questo serpente; in qualche modo, il suo inconscio, opportunamente stimolato, lo ha aiutato a comprendere quale fosse la risposta corretta. Una volta, parlando con un collaboratore, gli chiesi di dimostrarmi un teorema. Lui rispose che non era possibile. È bastato dirgli che due suoi amici lo avevano già dimostrato per permettergli a sua volta in trenta secondi di dimostrarlo. Eppure gli avevo solo detto che il teorema era dimostrabile. A volte molte idee nascono da folgorazioni; può accadere che alcune di questa caschino nel nulla in quanto sbagliate, altre volte invece sono vere e si riesce a mettere in cassa il risultato.

Corigliano: Serve sempre tanta determinazione, tenacia e pazienza. Nel 1675 Isaac Newton in una lettera scrisse “Se ho visto lontano è perché mi sono seduto sulle spalle dei giganti”. Ci auguriamo che i nostri studenti possano sedersi sulle spalle di un gigante come lei per scrutare l'orizzonte e magari fare un altro passo in più verso le nuove scoperte scientifiche. Un'ultima domanda. Che consiglio darebbe agli studenti che a breve sosterranno gli esami di maturità.
Parisi: Dopo gli esami di maturità penso che sia importante iscriversi all’università, ovviamente se le condizioni familiari, sociali, economiche lo permettano. Io sono assolutamente convinto dell'importanza formativa dello studio, dell'importanza formativa della ricerca. Ottenere una laurea non è ottenere un pezzo di carta, ma ottenere una formazione che permetta di ragionare in un certo modo; questo è un acquisto per tutta la vita. È però evidente che c'è il problema legato al corso di laurea da prendere. Il mio consiglio al riguardo è ancora più vecchio di quello di Newton: cercare di conoscere se stessi; capire quali sono le proprie capacità, le materie in cui uno riesce meglio, le cose che gli piace fare cercando di dare spazio alla propria creatività, al proprio interesse per qualcosa, senza curarsi di capire quanto questo sia o meno redditizio. Secondo me questo è il momento in cui uno deve provare a buttarsi nella vita cercando di fare ciò ama; sono certo che qualcuno non ci riuscirà, ma sono ancor più certo che se nessuno ci prova nessuno si ci riuscirà.

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