Su iniziativa dagli studenti del Polo Liceale di Putignano con il contributo di docenti di Harvard, del Politecnico di Milano e dell’Università di Bari

Economia ai tempi della pandemia Majorana Laterza di PutignanoPutignano Ba - Relatori di fama internazionale; quattro ore di dibattito; oltre 700 partecipanti. Venerdì 11 dicembre 2020, alle 16:00 ora italiana (11:00 a.m. negli Stati Uniti), si è svolta la conferenza online dal titolo “L’economia ai tempi del CoViD-19”. 


L’iniziativa, organizzata dai Rappresentanti degli Studenti nel Consiglio di Istituto del Polo Liceale “Majorana-Laterza” di Putignano, ha avuto sin dal primo momento il sostegno del Dirigente Scolastico, la Prof.ssa Daniela Menga, oltre che dell’intero Consiglio di Istituto, si è svolta sotto il patrocinio dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e si è giovata del supporto, anche economico, dell’Associazione “Liceando APS”.

Ospiti dell’evento sono stati il Prof. Shane Greenstein, Martin Marshall Professor di Business Administration presso la Harvard Business School di Boston (USA), e il Prof. Fabio Sdogati, Professore di Economia Internazionale presso il Politecnico di Milano. Gli interventi sono stati coordinati dalla Prof.ssa Anna Maria Candela, Pro Rettrice dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

I lavori della conferenza si sono aperti con il saluto istituzionale della Prof.ssa Daniela Menga e i ringraziamenti rivolti a tutti i partecipanti da Luca Fanelli, Rappresentante degli Studenti, il quale ha sottolineato come l’incontro online non sarebbe stato possibile senza l’accelerazione tecnologica prodotta dalla stessa pandemia in atto.

Il primo intervento, dal titolo “The Economics of Digitization”, è stato tenuto in inglese dal Prof. Shane Greenstein, autore di numerose pubblicazioni su tematiche relative all’economia della digitalizzazione. Nella sua relazione, Greenstein ha illustrato innanzitutto la nascita dell’economia digitale e, per farlo, ha individuato un efficace parallelismo tra la corsa all’oro verificatasi a Coloma (in California) nel 1848 e la diffusione planetaria di Internet nel 1995. Sia nel caso dell’oro, sia nel caso di Internet, ci sono voluti alcuni anni per arrivare a comprendere le effettive potenzialità di sviluppo e l’interesse pubblico è “esploso” improvvisamente, in ragione di quello che Greenstein ha definito un “cambio di informazione”.

Per quanto riguarda Internet, il “cambio di informazione” è dipeso da varie innovazioni – in particolare il World Wide Web (1994), il Browser (1994-95) e il Webserver software (1995-96) – che sono state portate avanti grazie alla caparbietà di pochi visionari. Costoro, nonostante l’iniziale diffidenza delle grandi società private e delle stesse Università, sono riusciti a divulgare le proprie scoperte sulla base dell’assunto che “la conoscenza (e le informazioni) si spostano in posti nuovi e diversi attraverso le persone e con loro; alcuni canali di trasmissione possono essere pianificati, altri no”. A partire dal 1995, in modo assolutamente imprevedibile, le nuove tecnologie si sono propagate a livello planetario e hanno portato ad investimenti pubblici e privati sempre più importanti. Sicché – ha concluso Greenstein – per cambiare il mondo occorre che un qualche elemento di innovazione sia reso disponibile al più grande numero di persone nei luoghi più diversi e vedere cosa ne viene fuori.

Ritornando al parallelismo oro-Internet, però, lo studioso ha precisato che le due storie hanno avuto un epilogo diverso. Nel primo caso, dopo la diffusione della notizia dell’esistenza dei giacimenti di oro e l’arrivo in massa dei cercatori, il minerale si è rapidamente esaurito (nel giro di un anno circa) e, con esso, anche l’interesse economico per il territorio. Nel caso di Internet, invece, ciò non è avvenuto, poiché le nuove tecnologie hanno avuto la capacità di evolversi velocemente, adattandosi alle varie esigenze; per fare un esempio di stretta attualità, la pandemia da CoViD-19 ha accelerato lo sviluppo dei sistemi per la didattica a distanza.

Proprio alla DAD, infine, il ricercatore americano ha dedicato una digressione, sottolineando da un lato la sua utilità nella contingenza emergenziale, dall’altro i suoi limiti rispetto alla tradizionale didattica in presenza, in particolare per quel che riguarda la cura dei rapporti umani. Del resto – ha ricordato Greenstein – i progressi della tecnologia, per quanto straordinari (sia in termini di efficacia, sia in termini di tempistica dei processi), devono sempre e comunque fare i conti con la fisiologica “lentezza” del pensare e dell’agire umano.

Nel secondo intervento, dal titolo “Effetti economici del CoViD-19 sull’economia mondiale”, il Prof. Fabio Sdogati ha messo in luce il rapporto tra emergenza epidemiologica e sistema economico globale. Partendo dall’analisi dello scenario ante pandemia, che di fatto era di stagnazione (tasso di crescita poco sopra lo zero), Sdogati ha evidenziato il successivo crollo del PIL e la ancor più rovinosa caduta della spesa per consumi e investimenti (in altri termini, della domanda). In quest’ultimo dato, a suo avviso, consisterebbe il vero e proprio dramma, poiché “senza domanda il mondo non gira”. Il calo della domanda porta alla recessione – ha infatti ribadito il docente del Politecnico – cioè all’inevitabile contrazione della produzione, con effetti anche sull’occupazione; l’aumento della disoccupazione, d’altro canto, determina un calo del potere di acquisto delle famiglie e, quindi, della domanda. Insomma, un circolo vizioso che è sempre più difficile spezzare.

Il Prof. Sdogati ha dichiarato di aver sviluppato, sin dal mese di marzo 2020, una teoria per l’analisi del rapporto tra economia e pandemia; una teoria che la realtà si sarebbe poi incaricata di confermare. In situazioni normali, infatti, la riduzione del numero di imprese attive avrebbe determinato una progressiva diminuzione della produzione e, quindi, dell’offerta; ciò avrebbe generato un aumento dei prezzi (inflazione), con effetti benefici sul sistema produttivo. Nella terribile congiuntura creata dalla pandemia, invece, il calo della produzione ha comportato anche quello dell’occupazione e ha intaccato pesantemente i redditi delle famiglie. Il crollo conseguente della domanda ha poi spinto i prezzi al ribasso, tarpando le ali all’inflazione. Questo è quanto Sdogati, fin da marzo, aveva previsto.

Oggi, quindi, ci troviamo di fronte a una crisi devastante e spetta agli economisti indicare le possibili vie d’uscita, indirizzando governi e banche centrali verso l’adozione delle politiche fiscali e monetarie più idonee. Come nel caso di un paziente che si presenti al pronto soccorso in condizioni gravissime e debba essere prioritariamente tenuto in vita – ha asserito Sdogati – così anche l’economia deve essere innanzitutto stabilizzata. Per far ciò, non vi è altra strada che abbandonare le politiche del risparmio o della cosiddetta austerity, in nome di una forte incentivazione della spesa pubblica. I governi – secondo lo studioso – sembrano oggi averlo capito e, a differenza di quanto accadde con la crisi del 2008, cercano di attuare politiche di sostegno alle imprese. Anche le banche centrali fanno il loro dovere, consentendo immissione di liquidità sul mercato; in tal modo, danno alle famiglie la possibilità di spendere e tengono in vita le imprese.

Il Prof. Sdogati ha concluso il suo intervento rivolgendosi direttamente ai ragazzi e soffermandosi su due questioni portate in primo piano proprio dalla pandemia: l’importanza di una politica economica europea e dell’affermazione di un autentico spirito unitario nel quadro di un’Europa finalmente politica, alla quale l’Italia chieda non “aiuti”, ma finanziamenti per la ripresa; la necessità di investire nella propria formazione, studiando: anche durante questa crisi – ha ricordato l’illustre relatore – i lavoratori in possesso di un titolo di studio hanno registrato la maggiore stabilità economica.