Mentre resta aperto il confronto sul futuro dell’ex Ilva di Taranto, un gruppo di studenti del Liceo Majorana-Laterza di Putignano porta online un’inchiesta tra ambiente, salute, lavoro e memoria. Il documentario “Sotto un cielo d’acciaio”, realizzato nell’ambito del progetto “Giornalismo e Transmedialità” in collaborazione con Get Loud APS, raccoglie testimonianze e punti di vista sulla storia dello stabilimento siderurgico ed è dedicato alla memoria dell’operaio Claudio Salamida.

sotto un cielo d acciaioPutignano - Circa tre settimane fa la Corte d’Appello di Milano ha confermato il provvedimento di fine luglio che dispone lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto entro il 28 ottobre.

Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria hanno presentato ricorso in Cassazione, la cui discussione davanti alle Sezioni Unite è stata fissata per il 20 ottobre.

Questa decisione è stata presa a fronte dell'impatto ambientale e sanitario dello stabilimento che, nel corso di moltissimi anni, ha avuto sui cittadini tarantini, sulla qualità dell’aria della città, e anche sulla percezione che ormai il resto dell’Italia, inclusa la Puglia, ha della stessa città di Taranto..

Il capoluogo ionico è infatti culla della Magna Grecia, i cui reperti sono conservati nel MArTA, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, e ha ospitato i Giochi del Mediterraneo di quest’anno. Soprattutto, però, è la casa di tanti cittadini tarantini, ognuno con la propria storia da raccontare.

Purtroppo Taranto è oggi ricordata anche per la sua critica situazione ambientale, legata per decenni alla presenza dello stabilimento siderurgico. Per questo la città è da tempo al centro del dibattito sociale e politico sui temi dell’ambiente, della gestione delle grandi industrie e dei diritti dei lavoratori.

Proprio riguardo a quest’ultimo punto, è facile rendersi conto di quanto la popolazione tarantina sia coinvolta nella questione dell’ex Ilva: lo stabilimento è stato ed è fonte di lavoro e sostentamento per migliaia di famiglie, ma allo stesso tempo la sua attività è stata associata a inquinamento e rischi per la salute. A questa situazione si aggiungono le tragedie degli incidenti sul lavoro.

Questi due aspetti rendono la possibile chiusura dell’area a caldo un argomento particolarmente delicato: da una parte c’è la necessità di intervenire su un complesso industriale al centro da anni di gravi controversie ambientali e sanitarie; dall’altra migliaia di posti di lavoro rischiano di essere coinvolti. Nell’indotto erano state infatti avviate procedure di licenziamento per oltre 2.500 lavoratori, riportando alla ribalta il dibattito sul futuro dello stabilimento e sulle conseguenze economiche, occupazionali e ambientali delle decisioni prese.

Ad oggi le aziende dell’indotto ex Ilva hanno deciso di sospendere i licenziamenti annunciati, almeno fino alla decisione della Corte di Cassazione. Si tratta però di una soluzione temporanea, che lascia ancora aperti molti interrogativi sul futuro dello stabilimento e, soprattutto, su quello di migliaia di lavoratori e cittadini tarantini. gli studenti autori del documenatrio del gruppo giornalismo e transmedialitaLa storia dell’Ilva è un tema complesso che merita tutta la nostra attenzione. Ed è per questo che nasce il documentario “Sotto un cielo d’acciaio”, disponibile su YouTube e realizzato da un gruppo di studenti del progetto "Giornalismo e Transmedialità" del Liceo Majorana-Laterza di Putignano, composto dagli studenti Jacopo Quattrone, Matteo Montanaro, Alice Netti, Nicole De Nisco e Roberta Morea, coordinati dalla professoressa Grazia Corigliano, in collaborazione con Get Loud APS, associazione giovanile culturale locale di cui fanno parte numerosi studenti, ex studenti e collaboratori del corso di giornalismo.

Nel filmato viene ripercorsa la storia dello stabilimento e vengono ascoltate le prospettive di cittadini tarantini e non solo sul tema dell’ex Ilva, attraverso interviste a giornalisti, divulgatori, attivisti, ex operai e figure impegnate negli ambiti politico e legale.
Il documentario è stato realizzato in ricordo di Claudio Salamida, operaio di 46 anni, originario di Alberobello e residente a Putignano, morto in un incidente sul lavoro nello stabilimento il 12 gennaio 2026.

Alice Netti