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Paolo Vinella racconta le vie di Putignano intitolate ai 'nostri terroristi'
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Paolo Vinella racconta le vie di Putignano intitolate ai 'nostri terroristi'

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A conclusione del ciclo di incontri dell'Upte Putignano, 'Una strada, un nome, una storia'

Putignano_vista_mappaPutignano Ba - Anche a Putignano, ci siano strade cittadine cui, nel tempo, è stato assegnato il nome di personalità della nostra storia che hanno agito alla maniera dei terroristi e dei cosiddetti “foreign fighters” (combattenti stranieri) dei nostri giorni,  delle cui vicende sono piene le prime pagine della cronaca quotidiana. 


Questa constatazione, però, non sminuisce il ruolo politico e sociale svolto a suo tempo da queste personalità, né minimamente giustificare il terrorismo e fenomeni analoghi dei nostri giorni. Serve, invece, a capire meglio gli avvenimenti di oggi attraverso la comprensione e la conoscenza della storia passata.

Fu nel periodo risorgimentale ed in quello irredentista che ebbero luogo le storie di cui si è parlato.

La prime figura presa in considerazione è stata quella del patriota risorgimentale FELICE ORSINI (1819-58) cui è intitolata una traversa  del nostro Corso Umberto I. Romagnolo di origine e seguace di Giuseppe Mazzini, fu in primo piano per liberare la sua terra e l’intero Stato Pontificio dal potere temporale della Chiesa cattolica per conseguire l’unità d’Italia.

Con lo scopo di punire Napoleone III, nuovo imperatore di Francia che si opponeva all’unità del nostro paese per timore che l’Italia unita potesse ostacolare le mire di predominio francese nel Mediterraneo, confezionò tre potenti bombe a mano, si recò a Parigi e, la sera del 14 gennaio 1858, insieme ad altri complici, le lanciò contro la carrozza dell’imperatore che, tra due ali di folla, si recava a teatro. Napoleone e la moglie Eugenia si salvarono, ma le esplosioni provocarono 12 morti e 156 feriti.

I terroristi italiani furono arrestati. Orsini ed un suo complice furono condannati a morte e giustiziati, terroristi per lo stato e l’opinione pubblica francese, eroi e martiri patrioti per l’Italia e gli Italiani che hanno dedicato loro, oltre la memoria storica, strade, piazze, monumenti.

Una seconda figura storica, presa in considerazione come esempio assimilabile agli odierni “foreign fighters” che vanno a sostenere le guerre dell’ISIS, è stata quella di CESARE BATTISTI (1875-1916), patriota e martire dell’irredentismo italiano, noto a tutti gli Italiani che abbiano frequentato almeno la scuola dell’obbligo ed alla cui memoria ogni paese e città d’Italia ha dedicato almeno una strada. Fu giornalista, saggista, geografo, politico socialista eletto deputato al parlamento austriaco. Nato e cresciuto a Trento da genitori di origine italiana, era, come tutti nella sua famiglia, cittadino austriaco giacché, da secoli, il Trentino, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia erano parte integrante dell’Impero Austriaco.

Da deputato, a Vienna si batté per l’autonomia amministrativa del Trentino e la realizzazione di una università italiana. Allo scoppio della 1^ Guerra Mondiale, cui si era sempre opposto, invece di vestire la divisa di ufficiale dell’esercito austro-ungarico, scappò in Italia e si arruolò nell’esercito italiano per combattere contro l’Austria, sua patria ufficiale. Caduto prigioniero degli austriaci, fu condannato a morte e giustiziato per altro tradimento, come cittadino austriaco traditore, disertore e deputato al parlamento austriaco. Per l’Italia e gli Italiani, uno degli eroi e martiri patrioti più insigni.

Il prof. Paolo Vinella ha concluso evidenziando gli insegnamenti che ci possono venire dalla storia passata. Come i patrioti del nostro passato recente, anche i terroristi mediorientali di oggi non solo sono animati da forti motivazioni che li spingono a mettere in gioco la propria vita pur di raggiungere i loro obiettivi, ma, per di più, il loro esempio ed il loro sacrificio spingono tanti altri, soprattutto giovani, ad intraprendere la stessa strada.

Questi popoli che oggi vivono nell’arretratezza, nella miseria e nella fame, subendo guerre e violenze atroci, attribuiscono al ricco occidente (cioè a noi, e non a torto) la responsabilità di tutto questo.

Pertanto, sempre secondo il punto di vista del prof. Vinella, è su queste motivazioni che dovremmo essere capaci di intervenire efficacemente, se vogliamo tentare seriamente di venire a capo di queste situazioni. Infatti, sia l’assistenza caritatevole (che è l’opposto della solidarietà), sia la repressione di polizia si sono dimostrate, da sole, incapaci di arrivare ad una vera soluzione complessiva e duratura.