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Aprire la zona industriale di Putignano al commercio?

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Attualità

Avviato dalla stampa locale, il dibattito politico prosegue su facebook. Riportiamo di seguito un interessante intervento sul punto (testo integrale), di Giuseppe Bianco

Zona_Industriale_vista_low"I giornali locali hanno animato un dibattito attorno alla possibile apertura della zona industriale di Putignano all’esercizio del commercio. In una parola: supermercati.

Leggo anche dichiarazioni libere di esponenti del mio partito, il PD, che non emergono da un confronto interno né dalla linea del partito di carattere generale sovra comunale, né soprattutto da un confronto con la comunità, cosa che il PD ha perso l’abitudine a fare nonostante i solleciti di una parte del partito cui mi ascrivo, senza farmi parte.

Economie_in_cerca_di_cittIo la vedo così: la opportunità di ridisegnare l’assetto urbanistico della città, ad esempio col PUG o con strumenti di piano di dettaglio, intercetta un discorso di economia urbana. La organizzazione degli spazi, la loro interconnessione, la attribuzione di funzioni specifiche alle aree è un esercizio di economia locale oltre che di urbanistica, e le due cose si sono difficilmente connesse fino ad oggi. L’urbanistica guarda poco alla economia urbana e l’economia non si cura di urbanistica.

La Amministrazione della cosa pubblica tantomeno: ha in carico una delega sullo sviluppo economico locale che si vuole riassumere nella dicitura “attività produttive” ma risulta spesso frammentata in più funzioni amministrative, diversi uffici, diverse deleghe assessorili.

Occorre farsi delle domande anzitutto.

Primo. Quale economia esprime il nostro paese ? In che circuito si iscrive, volente o nolente ? Con quali aree o circuiti scambia beni, servizi, persone, fattori di produzione? Quali economie sono in cerca della nostra città? Quali attività ritengono strategico il contesto economico ed urbano in cui Putignano si inserisce? In quali condizioni tali attività economiche potrebbero meglio dispiegarsi? Ci interessano valorizzarle?

Secondo: il PD ha una sua idea generale di orientamento delle economie in cerca della nostra città? Quali vuole promuovere e quali invece scoraggiare? In cosa dovrebbe distinguersi dal PDL se non su queste scelte di fondo?

Terzo e ultimo: come partecipa la comunità locale a definire le proprie preferenze rispetto a queste economie in cerca di spazi e di flussi di materie, persone ed energie? Che spazio viene riconosciuto a questo confronto? Quali sono le forze e le sedi che si prendono carico di qualificarlo, svolgerlo fino in fondo, tirarne le conclusioni, e con quali metodi?

Io credo che queste domande siano rimaste sotto traccia. E che in questo momento tutti quelli che hanno una loro opinione la tirano fuori come la ricetta per risolvere tutti i problemi, ma che non si siano analizzati i bisogni, passando direttamente alle ricette. Anch’io ho la mia e la inserirò qui di seguito per chiarezza, ma ciò nonostante non credo che serva a nulla aggiungerla alle altre, ora, se non in un percorso che passi attraverso le domande di cui sopra, e le altre che si vorranno aggiungere.

Occorre un dibattito aperto, che consenta a tutte le voci di partecipare, profondo, e anche conflittuale, in cui dal conflitto emergano i reali bisogni e che alla fine possa delineare delle nuove soluzioni ai reali bisogni che vengano percepite da tutti come la scelta migliore, che faccia l’interesse della comunità. Questo percorso deve essere guidato, animato, legittimato dalla politica, dai partiti, che si facciano poi carico di portarne gli esiti a chi compie le scelte nel ceto amministrativo che governa la città e la macro area in cui essa si inserisce, in una logica di sistema, perché non siamo ancora chiusi nelle mura del castellum di Putignano come alcuni secoli fa.

E vorrei che il PD esprimesse in questo dibattito il suo orientamento, che a mio parere, secondo le parole che lo stesso PD si è dato, deve orientare le scelte avendo come obiettivo una visione chiara del paese che vogliamo di qui a vent’anni, con una economia basata sulla innovazione, eco-sostenibile e specializzata in attività che possono avere solo qui una loro specificità, che non si possano fare altrettanto bene se non meglio nelle vicine grandi città o nella (vicina-lontana) Cina, per dire, con operatori qualificati e che contribuiamo a formare, che dia risalto alla conoscenza che ancora risiede nei nostri luoghi, reduci come siamo da una lunga storia artigianale e proto-industriale.

Replicare in modo balbuziente la svendita del territorio avvenuta altrove per favorire la compravendita di terreni in poche mani invenduti da vent’anni in favore di attività dalla dubbia solidità economica e prospettive di crescita non è l’idea del PD di futuro. Alla economia della nostra macro area, forse, potrebbero mancare i servizi evoluti alle imprese, nonostante già oggi il settore dei servizi è quello che esprime la maggior parte del lavoro a Putignano. Solo così possiamo inserirci nell’economia globalizzata in cui i capitali si spostano con un clic e le attività manifatturiere di base, settore storico trainante ma oggetto di una transizione mai completata, si svolgono con maggiore profitto in paesi lontani.

A Putignano sono rimasti, con successo, i cervelli di queste imprese, il management, i servizi di vendita, magari il marketing, ed è logico che sia così. E sono rimaste le attività di produzione di base che non possono essere delocalizzate senza perdere di tipicità, di accuratezza, di qualità, se questi sono fattori critici di successo per la vendita dei prodotti realizzati. Ci interessa intervenire in questi processi, favorire le attività che faranno il paese in cui ci ritroveremo tra vent’anni ? O preferiamo risolvere i problemi di pochi, in cambio i qualche posto di lavoro sottoqualificato che sarà reperito sul mercato e non necessariamente, e ci mancherebbe, tra le mura del castellum ?

Questa è la mia idea, adesso, ma mi interessa sapere come la vede la comunità degli imprenditori, dei commercianti, dei lavoratori, degli acquirenti, delle famiglie, degli ambientalisti, dei cittadini tutti, e sono certo che potrei cambiare idea. Ma i miei principi sono saldi, e sono le parole che il PD si è dato per gestire il cambiamento e guidare la comunità verso il proprio futuro. In questo alveo vorrei che fosse guidato questo dibattito, e chiedo che il mio partito ne crei le condizioni, per portarlo a dispiegarsi in azioni di governo. Troviamo un posto dove farci le domande allora. Chi ci sta ?”.

P.S. Chi è interessato alla questione urbana ed alla sua interconnessione con l'economia può, se vuole, approfondire con questo utile contributo:

http://books.google.it/books?id=A10rC_6-j1kC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

Giuseppe Luigi Bianco