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Nasce a Putignano la 'Scuola Parentale', una delle prime in Puglia
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Nasce a Putignano la 'Scuola Parentale', una delle prime in Puglia

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Attualità

Non ci saranno i grembiuli né cartelle o banchi, ma tavoli tondi per favorire la collaborazione. Non ci saranno classi ma un "open space" organizzato

Scuola_parentalePutignano Ba - Non ci sarà il suono della campanella che segnala l'inizio e la fine delle lezioni. Non ci saranno i voti, ma valutazioni che metteranno in evidenza punti di forza e di debolezza di ogni bambino. Non ci saranno nemmeno i compiti a casa per dare la possibilità al bambino di vivere esperienze familiari, sportive e di tempo libero. 

Ci saranno invece libri, quaderni, penne e colori, le tecnologie e i laboratori ed un’ infinità di cose da toccare, sperimentare ed esplorare. Un percorso formativo ministeriale sviluppato sulle reali esigenze formative dei bambini mirato a mantenere sempre viva la curiosità e la voglia di apprendere.

Nasce a Putignano la prima Scuola Parentale esterna alla Famiglia. Una delle prime in Puglia. Sta crescendo in Italia la voglia di istruzione parentale, permessa dalla Nostra Costituzione, art. 30 e 34,  che richiama alla mente i precettori di un tempo.

Una realtà voluta fortemente da Rosalba Bratta, 48 anni, un lungo curriculum e trent’ anni di esperienza nel settore. Due lauree, la prima in Scienze della formazione primaria, la seconda in Scienze Pedagogiche. Una Specializzazione in Pedagogia clinica.

Insegnante, educatrice e pedagogista, direttrice della Scuola dell'Infanzia Privata Paritaria "Qui, Quo,Qua". Investirà tutta la sua esperienza e professionalità nella nascita e crescita della scuola che si chiamerà “La Mia Scuola”.

La dott.ssa Bratta sarà affiancata da due docenti: la professoressa Valentina Giannattasio, laureata in Lettere con indirizzo teatrale e Filologia Moderna e l'insegnate di madrelingua Inglese, Gemma Victoria De Cisneros che vanta una serie di diplomi e certificazione come il Teaching Englis as a Foreign language.

Domanda: L'insegnamento poggerà sulla didattica attiva, che tradotto vuol dire?

Risposta “Per “didattica attiva” intendo un insieme articolato di metodologie di insegnamento che vedono il bambino come soggetto attivo e non passivo del proprio processo di apprendimento. In questo modo viene rispettato il bambino come soggetto e valorizzate le sue potenzialità, quindi una didattica basata sulla collaborazione e condivisione in cui centrale diventa il ruolo della relazione, autonomia ed esperienza. Un esempio potrebbe essere la matematica ed il far di conto tra quaderni ed uscite organizzate di vita pratica ( fare la spesa ) e percepire pesi e quantità attraverso gli alimenti.

Io penso che una scuola dove si impara senza il piacere di apprendere non è scuola, è altro! Nel “La Mia Scuola” i bambini non solo impareranno a leggere, ma soprattutto ad amare la lettura e non sarà importante saper scrivere quanto saper usare le parole. Partiremo dal qui ed ora per cercare insieme le risposte alle domande che appartengono allo studio della storia, geografia, scienze e filosofia. Il corpo che si muove ha in sè una mente che ragiona, pertanto ritengo indispensabile che il bambino sia in costante movimento mentre si appassiona allo studio ed alla ricerca. Questo vuol dire che non ci sarà l’ora di scienze motorie, ma il movimento sarà legato alla necessità.

L’insegnante in madre lingua inglese affiancherà i percorsi formativi permettendo ai bambini di acquisire padronanza e conoscenza di vocaboli inglesi simultaneamente seguendo il metodo il CLIL che prevede l’apprendimento della lingua inglese attraverso l’esperienza.

Domanda: Ma senza scuola, intesa come istituto, si socializza?

Risposta Bisogna chiedersi che tipo di socializzazione vivono i bambini a scuola. Stare chiusi in un'aula e seduti per la maggior parte del tempo con l’obbligo di svolgere compiti, non favorisce la socializzazione. Premetto che la scuola è il posto ideale per socializzare poiché i bambini hanno la possibilità di vivere le relazioni di gruppo, indispensabili per la collaborazione e l’essere empatici. Questo comporta lasciare la libertà di movimento ed espressione del bambino e la capacità dell’insegnante di mediare le relazioni attraverso un intervento che miri all’auto consapevolezza, poiché la conoscenza del sé passa necessariamente attraverso la conoscenza dell’altro.

Domanda: Metodi di insegnamento alternativi e i programmi ministeriali che fine faranno?

Bratta: Il percorso scolastico deve servire a valorizzare le attitudini individuali di ogni bambino, senza perdere di vista le linee di base della scuola tradizionale. In questo modo i bambini saranno pronti ad affrontare gli esami di fine anno per verificare le competenze acquisite. Un esame che, ad oggi, è obbligatorio!  

Domanda: Perchè niente compiti a casa?

Bratta: Perché dare tanti compiti a casa se si è lavorato tanto a scuola? Impegnare il bambino con tanti compiti significa toglierlo dal contesto sociale ed isolarlo da quelle che sono le possibilità di coltivare hobby ed amicizie, di fare sport e di vivere la famiglia come momento di incontro e non di scontro e tensioni. Niente compiti a casa, ma il bambino sarà libero di leggere quello che vorrà leggere, osservare quello che più lo appassiona, guardare  quello che più lo incuriosisce.

Domanda: Niente aula con banchi, sedie e lavagna

Risposta: Ci saranno tavoli e non banchi per favorire la collaborazione ed il confronto favorendo la metacognizione. Gli spazi saranno arredati a misura bambino con materiali sempre a loro disposizione. Che senso ha limitare lo spazio del bambino in un banco ed indurlo a lavorare in forma individuale quando la società di oggi richiede capacità organizzative, collaborative ed empatiche? La nostra non è una scelta, ma una strategia.

Domanda: E con i voti, le pagelle, le valutazioni di fine anno come la mettiamo

Risposta:  Il bambino non è quello che produce, ma è quello che è, va visto nella sua interezza. Un voto basso può segnare o addirittura bloccare il percorso di crescita e di autostima del bambino. La disistima porta al non sentirsi capace e per me è inconcepibile che questo avvenga proprio nel contesto scolastico. La scuola dovrebbe credere nelle capacità di tutti e di ciascuno e rispettare tempi e modalità di apprendimento. Per tanto concluderemo il percorso annuale di studi senza la soddisfazione di aver fatto meglio di un altro, ma con la gioia di essere una squadra!

Per tutti coloro che volessero  conoscere meglio questa realtà o semplicemente soddisfare la loro curiosità, la dott.ssa Bratta risponderà al seguente numero 080 4934195





 
2 Commenti
 
Miglioriamo la Scuola...Pubblica!
2 Martedì 17 Ottobre 2017 18:04
rt
La mia non vuole essere una critica alla scuola della Dott.ssa, ma solo uno spunto di ragionamento:

per me la Scuola (con la S maiuscola, cioè l'istituzione) non è solo un luogo dove si impara e si socializza, ma è la prima esperienza della vita Pubblica. Ho paura che, creando piccole scuole a seconda del tipo di insegnamento che i genitori vogliono dare ai propri bambini, si allontanino quest'ultimi dalle problematiche della società stessa. Per esempio la varietà etnica, da cui oggi è composta la scuola pubblica, è un essenziale incontro tra culture diverse. I nostri figli devono imparare fin da piccoli a condividere diversità, di modo che queste diversità vadano mano a mano sparendo quando saranno grandi. Sostanzialmente penso che i piccoli progetti siano escludenti anzichè includenti.

Per i voti...è vero da grandi non ti danno i voti, ma i giudizi esistono lo stesso e la scuola pubblica ti insegna anche che, quando prendi un brutto voto (anche ingiustamente)non è la fine, ma fa parte delle esperienze della vita. Ho paura che si assecondino troppo le manie di protezionismo da parte dei genitori. Ho paura che ne soffrano in futuro gli stessi bambini.

Secondo me il risultato dell' aumentare di queste scuole sempre più piccole e sempre più variegate per metodologie di apprendimento comporteranno un disgregare e impoverimento della scuola pubblica. Le scuole pubbliche saranno frequentate sempre di più dalle classi povere con un ulteriore impoverimento della scuola stessa.

Perchè invece di trovare delle soluzioni per avere delle scuole migliori fuori dalla Scuola Pubblica, non troviamo assieme un modo per portare queste migliorie all'interno della NOSTRA SCUOLA, quella DI TUTTI ???
 
Parentale?
1 Martedì 08 Agosto 2017 05:47
Susanna
Perché si definisce parentale? Non vedo molto di diverso dalla organizzazione della classe di scuola pubblica frequentata da mio figlio... Vorrei capire di più...
metodo montessori
Mercoledì 20 Settembre 2017 15:42
Pietro
Ha letto l'articolo Susanna? Suo figlio frequenta per caso una scuola pubblica in cui si utilizza il metodo montessoriano? Non credo proprio..

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