L'installazione immersiva di Arianna Ladogana, curata da Like A Little Disaster, esplora i confini del corpo attraverso ceramica, luce e suono. Un percorso che intreccia arte contemporanea e suggestioni primordiali, in scena a Putignano.
Le questioni dell'origine, della permeabilità e dei limiti del corpo individuale sono diventate sempre più centrali nella pratica artistica contemporanea. In un momento in cui i confini tra umano e non umano, organismo e macchina, natura e tecnologia vengono ripensati, molti artisti si rivolgono a forme che trattano il corpo come un sistema aperto, plasmato dallo scambio e dalla relazione.
Flusso Project, insieme a Like A Little Disaster, presenta "Troppo caldo per il paradiso, troppo freddo per l'inferno" (Too hot for heaven too cold for hell), un progetto personale di Arianna Ladogana. Concepita appositamente per gli spazi di Flusso Project, l'opera è un'installazione immersiva che riunisce luce, suono e due sculture in ceramica interconnesse, proponendo un corpo definito dalla relazione anziché dalla separazione.
Le due sculture: un acquasantiera e una testa
La prima scultura ha la forma di un'acquasantiera, ispirata a quelle presenti nelle chiese del Sud Italia. Una mano addormentata riposa all'interno della vasca, da cui sgorga un filo continuo d'acqua; una pompa sommersa, invisibile ma indispensabile, mantiene «viva» la struttura in ceramica. Tradizionale luogo di purificazione e di passaggio, l'acquasantiera diventa una sorgente senza un'origine certa, un punto in cui l'idea di appartenenza lascia il posto a quella di relazione.
Alle sue spalle emerge una testa, frammento dello stesso corpo disarticolato. Al tempo stesso umanoide e aliena, la figura protende una lingua smisurata, quasi un organo autonomo, verso il liquido che sgorga dall'occhio, dalle lacrime, dal mare. Tra le due sculture si instaura un'impossibile relazione anatomica: una parte permette al flusso di sgorgare, l'altra si tende verso di esso.
Un corpo iper-marino e permeabile
L'opera evoca un'origine marina e pre-individuale, una condizione in cui organismo e ambiente non erano ancora nettamente separati. Il corpo contemporaneo ne conserva una traccia: è fatto di membrane, fluidi, scambi e permeabilità, e sangue, saliva, lacrime e linfa diventano variazioni di una sostanza più antica dell'individuo. Da qui emerge un corpo iper-marino, che si estende oltre la propria anatomia, in cui ceramica, metallo, materia organica, elettricità, macchinari e fluidi partecipano a un metabolismo condiviso. La macchina fa parte di questo organismo: senza di essa il flusso cesserebbe e le due sculture rimarrebbero separate.
Anche lo spazio è incorporato nell'opera. L'ambiente si trasforma in una caverna primordiale, una chiesa rupestre sospesa tra geologia, rito e preistoria. Il suono dello stillicidio si propaga attraverso riverberi cavernosi, mentre una luce dorata, quasi bizantina, attraversa ceramica, metallo e corpo. Il sacro non si concentra più in un'immagine, ma si disperde nell'ambiente. Il suono costituisce una sorta di corpo invisibile; la luce, un fenomeno quasi metabolico. Il visitatore non incontra semplicemente due sculture, ma entra nel loro campo relazionale.
Il significato del titolo
Il titolo nomina una temperatura impossibile, una condizione intermedia che resiste a ogni classificazione. Non è una condizione morale ma ontologica: una zona in cui le opposizioni – sacro e profano, natura e tecnologia, umano e animale, organismo e macchina, interno ed esterno – cessano di essere stabili. Nel suo nucleo, "Troppo caldo per il paradiso, troppo freddo per l'inferno" è una mostra sull'origine intesa come processo: non un ritorno a un luogo perduto, ma la consapevolezza di essere ancora attraversati da ciò da cui crediamo di esserci separati.
L'artista e la curatela
La ricerca di Arianna Ladogana, articolata attraverso la scultura e l'installazione immersiva, interroga l'intreccio del corpo con le proprie condizioni ambientali e tecnologiche. Informato dal pensiero postumanista, il suo lavoro sottrae il corpo al modello di una forma delimitata e stabile e lo ripensa come entità aperta e mutevole. La sua opera si fonda su una metodologia idrofemminista, che considera l'acqua un agente anziché uno sfondo.
Like A Little Disaster (L.A.L.D.) è un collettivo di ricerca artistica e curatoriale fondato nel 2014 da Giuseppe Pinto e Paolo Modugno. Con sede principale nel proprio spazio di progetto Foothold, a Polignano a Mare, collabora con una cerchia variabile di artisti, ricercatori e curatori.
Informazioni sulla mostra
A cura di: Like A Little Disaster
Inaugurazione: Sabato 10 ottobre 2026, ore 19:00
Date: 10 ottobre – 10 novembre 2026
Orari di apertura: venerdì-domenica, 17:00-20:00
Sede: Il Sedile, Piazza Plebiscito 1, Putignano (BA)
Visite su appuntamento e informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Progetto espositivo, illuminazione e fotografia: Dino Frittoli
Partner: Città di Putignano, Luoghi Comuni, Jazzie Vini Ensemble
