Dopo anni segnati da una vicenda giudiziaria, l’ex assessore di Noci affida a una lettera il suo racconto tra responsabilità, rispetto e sguardo al futuro. Riceviamo e pubblichiamo.

Vittorio Lippolis NociPer anni sono stato un titolo. Oggi torno ad essere una persona.

Ci sono momenti nella vita in cui il silenzio è una scelta. Non perché non si abbia nulla da dire, ma perché si spera che il tempo, prima o poi, rimetta ogni cosa al proprio posto.

Per molti anni io ho scelto il silenzio.

Ho letto articoli, titoli, commenti. Ho visto il mio nome diventare un’etichetta, una semplificazione, a volte una condanna anticipata. E ho taciuto. Per rispetto della giustizia, delle istituzioni, ma soprattutto per rispetto di me stesso e delle persone che mi stavano accanto.

Oggi sento che è arrivato il momento di parlare. Non per riaprire ferite, non per cercare rivincite, non per riscrivere il passato. Parlo perché dietro ogni storia raccontata c’è una persona vera. E io sono una persona vera.

Sono nato e cresciuto in questa terra. Noci, e i comuni che la circondano, non sono solo un luogo: sono relazioni, volti, parole dette guardandosi negli occhi. Qui ho vissuto, lavorato, costruito rapporti, come tanti altri.

All’epoca dei fatti ricoprivo un ruolo pubblico: ero Assessore comunale. Avevo scelto di impegnarmi in politica perché credevo – e credo ancora – che amministrare significhi prendersi cura di una comunità.

In quel periodo, quasi paradossalmente, un sondaggio commissionato sul futuro sindaco della città restituì un dato che mi sorprese: nel giro di pochi mesi il mio indice di gradimento raggiunse il 58%.

Quando la vicenda giudiziaria esplose, decisi di fare un passo indietro. Non perché mi sentissi colpevole, ma per senso di responsabilità. Scelsi di non trascinare le istituzioni, di non dividere la città, di non trasformare la politica in uno scontro personale.

La cronaca, intanto, faceva il suo corso. Articolo dopo articolo, titolo dopo titolo. Quando la giustizia entra nella vita di una persona, lo fa senza bussare. E spesso resta anche quando i fatti cambiano.

Sono stati anni duri. Non tanto per me, ma per chi mi stava accanto. Perché chi viene esposto non è mai solo: il peso cade anche su chi lo ama.

La giustizia, però, ha tempi diversi. Non sono i tempi dei titoli, né quelli dei commenti. Sono tempi lenti, a volte faticosi, ma necessari. E alla fine, quei tempi hanno rimesso le cose nel loro ordine.

In questo percorso non sono stato solo. Ho incontrato professionisti che hanno saputo unire competenza e umanità. Michele Laforgia e Federico Straziota, che mi hanno assistito come avvocati penalisti, mi hanno aiutato a restare lucido e a rispettare i tempi della giustizia. Lo studio legale di Noci, con gli Avvocati Francesco Notarnicola e Luigi Notarnicola, mi ha accompagnato con serietà, correttezza e rispetto.

Oggi posso dire di aver attraversato questa vicenda senza che sia stato accertato a mio carico alcun profitto personale o responsabilità definitiva. Per me non è una vittoria contro qualcuno. È la fine di un peso che ha accompagnato per anni la mia vita personale e familiare.

La politica, per me, non è mai stata una poltrona. È stata ed è un modo di sentirmi responsabile verso gli altri. Per questo, quando è stato necessario, ho fatto un passo indietro. Non per paura, ma per rispetto della mia comunità e delle istituzioni che ho servito.

La giustizia non è un titolo di giornale. La dignità non è una concessione. Nessuna persona dovrebbe essere ridotta a una pagina di cronaca.

La vita può cambiare all’improvviso. Quello che resta è come scegliamo di attraversarla.

Io ho scelto di restare in piedi. Di fare un passo indietro quando serviva. E oggi, di guardare avanti con serenità, consapevole che dietro ogni nome c’è una storia, e dietro ogni storia una persona.

Vittorio Lippolis