Per la prima volta nella storia repubblicana, un tribunale accerta la natura fascista di un movimento politico. La sentenza di Bari segna uno spartiacque: le mazze e le catene sguainate nel 2018 contro antifascisti inermi non sono state solo lesioni, ma la prova di un disegno eversivo che la Costituzione, 80 anni dopo, ha deciso di punire.
Bari - Riconosciuta per la prima volta in Italia la riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista: stamattina a Bari il tribunale ha condannato 12 persone per violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba.
E’ accaduto al termine del processo a militanti baresi di CasaPound, 12 dei quali sono stati condannati a pene comprese fra 1 anno e 6 mesi e 2 anni e 6 mesi di reclusione, altri 5 sono statu assolti. Si tratta di Giuseppe Alberga, all'epoca coordinatore provinciale di CasaPound; Antonio Caradonna, Paolo Antonio De Laurentis , Martino Cascella, Marcello Altini, Fabrizio De Pasquale, Ciro e Rocco Francesco Finamore, Roberto Stivali, Giacomo Pellegrini, Domenico Totaro, Ilario Mazzotta. Gli ultimi sette sono stati condannati anche per le lesioni. Assolti Matteo Verdoscia, Saverio Desiderato, Domenico Macina, Lucia Picicci e Patrizia De Anna. Disposta per i 12 anche la privazione dei diritti politici per 5 anni. La vicenda è quella dell'aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari ai danni di alcuni manifestanti antifascisti di ritorno da un corteo organizzato otto giorni dopo la visita dell'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini. Tra le vittime di quella sera, l’ex europarlamentare di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, costituiti parti civili con Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia. Il procuratore Roberto Rossi aveva chiesto condanne tra i 2 anni e i 20 mesi di reclusione: “Il dispositivo è quello che conta, la decisione dei giudici, vedremo la motivazione", ha detto subito dopo la lettura del dispositivo. All’esterno del Palazzo di giustizia, anche oggi, un presidio dell’Anpi.
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