Sono passati quarant'anni dal diploma. Correva l’anno 1985. Un'eternità, o forse solo un battito di ciglia
Putignano Ba - Eppure, a vederli lì, riuniti attorno a un tavolo, alla soglia dei 60’anni, quei gagliardi liceali del Liceo Scientifico Statale di Putignano, classe 1966, sembra che il tempo non sia mai trascorso.
I volti sono cambiati, certo, qualche ruga in più e i capelli che si sono fatti più radi o grigi, ma gli sguardi sono gli stessi di allora, vividi di ricordi e complicità. Si ritrovano, quarant'anni dopo il diploma, per quella che è diventata, tra l’altro, una tradizione irrinunciabile: la rimpatriata annuale.
È una serata magica, sospesa tra il passato e il presente, sulla terrazza di Anita Basile che ha lanciato l’idea: “Ci vediamo da me dopo Ferragosto?”.
Le prime battute sono sempre prudenti, quasi timorose, ma basta un attimo, una parola, una risata, per rompere il ghiaccio e ritrovarsi catapultati in un'altra epoca. Ci si sente di nuovo seduti in quei banchi di legno, con l'ansia dell'interrogazione imminente e il brivido della ricreazione. I ricordi affiorano prepotenti, come onde che si infrangono sulla riva della memoria: le versioni impossibili di latino con il professor Morea (E’vèr…), Le spiegazioni abborracciate di scienze del Prof. Gigante (“Ragàzz in clàss… Stàtt Zìtt…”). E poi il ricordo commosso di tutti gli altri ormai passati quasi tutti a miglior vita, tra l’incubo dei compiti di matematica e le corse a perdifiato per non arrivare in ritardo... I primi amori sbocciati tra i corridoi. Qualcuno si ricorda ancora memoria l’appello completo dei presenti: incredibile! (ndr.).
Un'epoca senza smartphone
Il nostro è stato un tempo senza telefonino, senza internet, senza social network. Un'epoca in cui ci si parlava davvero, senza filtri e senza schermi a fare da barriera. Ci si incontrava per strada, ci si cercava a casa con i telefoni a cornetta, ci si innamorava a suon di lettere scritte a mano. Un mondo fatto di vinili consumati, di walkman a pile, di amicizie nate al bar e di pomeriggi passati a guardare la TV, seduti sul divano. Erano gli anni in cui Dallas, Dynasty e Happy Days facevano sognare, in cui il tenente Kojak faceva giustizia e teneva tutti col fiato sospeso. Oppure i cartoni più amati, come Holly e Benji, Lady Oscar, Pollon, Candy Candy, Gigi la Trottola, i Puffi e, i robottoni, come Goldrake e Mazinga. Quarant'anni dopo, quei ricordi sono diventati una specie di patrimonio comune, un linguaggio segreto che solo loro possono comprendere.
Il futuro che si fonde con il passato
La rimpatriata non è solo un tuffo nel passato. È anche un modo per aggiornarsi, per raccontarsi le vite che si sono costruite lontano dai banchi di scuola. C'è chi ha viaggiato, chi si è sposato, chi ha figli, chi ha realizzato i propri sogni e chi ancora li sta inseguendo. E mentre si scambiano aneddoti e risate, si crea un ponte invisibile tra il passato e il presente, tra i ragazzi che erano e gli adulti che sono diventati. In fondo, è questo il vero significato di ritrovarsi: non solo un'occasione per rivivere il passato, ma anche un modo per celebrare il percorso che si è fatto, con tutte le sue gioie e le sue difficoltà. E in questo magico intreccio di emozioni e ricordi, c'è una certezza: che per quanto tempo possa passare, il legame che li unisce resterà indissolubile. E l'anno prossimo, a 41 anni dal diploma, saremo di nuovo tutti lì? Credo di Sì; a rivivere, ancora una volta, la magia di quei favolosi anni '80.