Riflessioni sul futuro del Sud con accademici, imprenditori, studenti e attivisti: “Restare significa costruire comunità”
Putignano - “Non è un Paese per Giovani?” è stato il quesito guida del confronto pubblico, promosso da Giusto Così e La Giusta Causa lo scorso 9 luglio nell’atrio del museo civico, per riflettere sul futuro del Sud tra precarietà, migrazione giovanile e “restanza” come scelta consapevole e provare a ricostruire la vitalità dei nostri territori per renderli più attrattivi alle nuove generazioni.
Ad intervenire al dibattito, moderato dall’antropologa Maria Faccio, dopo i saluti del sindaco Michele Vinella e di Sonia Scarpa, rappresentante di Giusto Così e La Giusta Causa, esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, istituzionale e dell’attivismo civico.
Della necessità di un «cambio di paradigma» ha parlato Mario Aprile, neo presidente di Confindustria Bari-Bat, convinto del ruolo sociale e territoriale delle imprese e del ritorno «alla manifattura, alla produzione locale di qualità, per combattere la precarietà e costruire futuro qui».
Il direttore del Dipartimento di Fisica e neo rettore dell’Università di Bari Roberto Bellotti ha affrontato il nodo delle competenze scientifiche e delle disuguaglianze retributive, denunciando la perdita di risorse preziose a causa della fuga dei talenti STEM all’estero, dove sono valorizzati economicamente molto di più.
Tra i giovani relatori presenti, anche l’attivista culturale e sociale, tra le promotrici di Generazione Urbana, Virginia Lisco che ha raccontato l’impegno dei giovani nella cittadinanza attiva, mediante la progettazione condivisa e la cura del proprio contesto, e Joel de Pinto, rappresentante degli studenti UniBa, che ha ribadito il bisogno di una vera integrazione tra università e territorio.
Di qui l’intervento della consigliera comunale Luciana Laera, che ha chiesto un tavolo stabile tra istituzioni, imprese e cittadini e una rivoluzione culturale che superi i ruoli di genere. Il messaggio finale è stato chiaro: i territori non si rigenerano con gli slogan, ma con relazioni, scelte coraggiose e pratiche quotidiane. «Restare - come ricorda il noto antropologo Vito Teti - significa ricominciare da dove gli altri hanno smesso di guardare».