“La parola sta all’anima come la medicina al corpo”: è l’insegnamento di Gorgia, il filosofo più disincantato e spregiudicato tra i sofisti, secondo cui il linguaggio può curare le sofferenze dell’anima ma come ogni farmaco, se utilizzato erroneamente, può avere effetti catastrofici.

creonte e antigone 4bsPer secoli la legge è stata espressione del bisogno umano di giustizia ed equità ma come il linguaggio, se manipolata, è capace delle più nefaste conseguenze.

La legge, infatti, guarda e giudica attraverso le parole: “non ha solo una vista, ma anche una voce, il cui senso deve essere ascoltato, inteso e interpretato”. Dunque il volto che la giustizia può assumere dipende esclusivamente da come l’essere umano interpreti le parole della legge e agisca…perché non sempre si comporta “umanamente”.

Le sfaccettature della legge e di chi opera in tale ambito sono innumerevoli. Il giudice Vito Fanizzi ha voluto mostrarle attraverso la sua esperienza raccontata nel libro: “L’occhio della legge e gli occhi del giudice”, durante l’incontro-dibattito tenutosi venerdì 11 aprile presso la biblioteca del liceo Majorana Laterza di Putignano. La conferenza ha permesso ai ragazzi di riflettere sul ruolo della giustizia nella società e sui suoi risvolti, se manovrata senza umanità.
antigone giuseppina di vagno
Il giudice ha assistito al corto teatrale sul mito di Creonte e Antigone, punto di partenza e nucleo centrale del libro, reinterpretato in chiave contemporanea dai ragazzi della 4BS. Questi hanno inscenato una revisione del processo relativo al caso “Di Vagno”. Una prima amnistia fu concessa ai responsabili per decreto di Benito Mussolini, giustificando l’assassinio dell’onorevole antifascista come un atto compiuto per motivi nazionali e patriottici; revocata questa, ne fu concessa una seconda nel 1948. Nella revisione del processo rappresentata dagli studenti, la nuova ed esemplare sentenza dell’ergastolo non è accettata da un ex giudice che propone, invece, la pena più severa e disumana: la morte. Quest’ultimo incarna Creonte, l’autorità dello Stato che, come un burattinaio, si serve di una legge priva di volto, una giustizia senz’anima, per la quale il reato è al di sopra della vita e della possibilità di rieducazione che una pena dovrebbe assicurare. Successivamente interviene Giuseppina Di Vagno, moglie della vittima che, nonostante la rabbia e il dolore per la perdita, si oppone a “Creonte”, appellandosi alla necessità di una legge umana. Rappresenta Antigone, colei che “ha cuore ardente per cose che raggelano” e vuole difendere il sentimento e la morale.
creonte ex giudice
Ed ecco il lacerante divario tra la giustizia come “occhio che sta in alto, distante dalla terra degli uomini, in grado di uccidere”, e la legge a misura d’uomo che ne rispetta la dignità e i diritti inviolabili senza dimenticare la punizione proporzionale al reato.

I ragazzi hanno voluto usare il linguaggio come farmaco, connotando le parole di significati. Hanno scelto di dar vita al libro, affinché l’insegnamento di Fanizzi non marcisca sulla carta, ma raggiunga il cuore di quegli esseri umani ancora capaci di riflessione e “umanità”.

giudice fanizzi dirigente menga ragazzi 4bs

Infine citando le parole di Antigone: “la pena di morte non consente il cambiamento, è solo la soddisfazione della crudeltà umana; cerchiamo di essere migliori, impariamo a essere migliori, qui, ORA”, troppo spesso dimentichiamo che la legge riguarda noi, esseri dotati di cuore e anima, dunque non può operare senza questi requisiti fondamentali. La legge è tra gli uomini, non al di sopra…riusciremo mai a servircene correttamente?

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