La protesta dei lavoratori e gli incontri al ministero segnano una settimana cruciale per il futuro del siderurgico tarantino, dopo la decisione dei giudici milanesi sull'area a caldo.
Comincia con lo sciopero di otto ore indetto da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, nell'ambito di una protesta nazionale, l'ennesima settimana calda per l'ex Ilva di Taranto, dopo il decreto della Corte d'Appello di Milano che lunedì scorso ha stabilito la fermata dell'area caldo del siderurgico di Taranto poiché inquina. Si terranno poi, da domani fino a giovedì, i quattro incontri al Mimit organizzati dal ministro delle Imprese Adolfo Urso e che coinvolgono sindacati, istituzioni locali e mondo delle imprese.
Per i sindacati la pronuncia dei giudici milanesi è inattaccabile: “il modello di fabbrica non è mai stato quello attuale - hanno commentato - abbiamo sempre sostenuto una fabbrica radicalmente diversa in cui l’attuale ciclo produttivo doveva essere solo un ponte di transizione utile a raggiungere un futuro diverso, capace di garantire salute, ambiente, produzione e lavoro dignitoso”.