In particolare, gli ideatori del meccanismo si rifornivano del prodotto lubrificante da un’azienda campana, un hub di rilievo per la distribuzione per il centro e sud Italia, estranea agli illeciti contestati – facendo apparire, documentalmente, che lo stesso fosse destinato in Bulgaria a una società riconducibile agli indagati, mentre, invece, veniva trasportato presso un deposito clandestino nell’altamurano. Lì il prodotto veniva stoccato per poi essere travasato e confezionato in fusti metallici, taniche e flaconi allestiti con
l’apposizione dei marchi commerciali contraffatti delle citate case produttrici e, infine, venduto 'in nero' a operatori compiacenti (officine e autoricambi).
L’olio lubrificante così immesso in commercio, destinato alla vendita agli ignari clienti finali, risultava sottratto all’accertamento e al pagamento dell’imposta di consumo, confezionato in modo da poter giustificare la vendita al consumatore finale a prezzi elevati, molto superiori rispetto al reale valore di mercato; di un’unica qualità, peraltro modesta, ancorché spacciato come in possesso di specifiche tecniche differenti fuorvianti. In altre parole, l’utenza acquistava sempre la stessa tipologia di olio credendo che lo stesso rispettasse
le indicazioni sulla destinazione d’uso apposte sulla confezione, che ne rendono l’impiego indicato per alcune tipologie di motori e sconsigliato per altre, con i conseguenti rischi di causare malfunzionamenti.
Nel corso dell’operazione, denominata convenzionalmente 'Vuoto a rendere', poiché da quanto emerso i fusti vuoti venivano sistematicamente riconsegnati dai dettaglianti compiacenti ai fornitori del prodotto lubrificante (per essere nuovamente riempiti), i finanzieri hanno individuato l’opificio dove avveniva la
lavorazione del prodotto di contrabbando, presso il quale sono stati trovati e sottoposti a sequestro 2 tonnellate di olio lubrificante, numerosi fusti e contenitori contraffatti, nonché la strumentazione utilizzata per la riproduzione dei marchi e dei sigilli delle note case produttrici.
Gli sviluppi successivi hanno consentito di ricostruire l’entità complessiva del traffico, 1 milione e 395 mila chili di olio lubrificante, realizzato nel triennio 2022-2025, e di quantificare un profitto illecito superiore al milione di euro, derivante dalla sistematica evasione del pagamento dell’imposta di consumo.
Denunciati cinque soggetti, ritenuti responsabili del confezionamento e dell’immissione in consumo dell’olio lubrificante, nonché ulteriori dieci persone coinvolte, a vario titolo, nel contrabbando in qualità di autotrasportatori e acquirenti del prodotto.