Un debito, una spranga, e un uomo picchiato in pieno giorno davanti a decine di sguardi che hanno preferito voltarsi dall'altra parte.
Quattro persone sono state arrestate a Barletta dagli agenti della squadra mobile della Questura di Andria e dai colleghi del commissariato cittadino, con le accuse, contestate a vario titolo, di violenza privata e tentata estorsione.
L'indagine è stata coordinata dalla Procura di Trani e riguarda episodi avvenuti in città nei mesi scorsi. Gli indagati, tutti uomini e tutti di Barletta, sono in carcere. Da una violenta aggressione a suon di spranga per debiti non saldati e intimidazioni per spingere la vittima a pagare. Di questo rispondono i 4 arrestati a Barletta dalla polizia con le accuse, a vario titolo, di tentata estorsione aggravata e violenza privata. Si tratta di quattro uomini tra i 22 e i 59 anni, tutti di Barletta: uno di loro è un pluripregiudicato implicato nel caso Diviesti, il ragazzo il 26enne barlettano scomparso il 25 aprile dello scorso anno e trovato morto quattro giorni dopo in un rudere delle campagne tra Canosa di Puglia e Minervino Murge, nel nord Barese.
L'episodio contestato oggi risale al 6 marzo quando, in pieno giorno, un uomo di 47 anni "è stato costretto con la forza a salire a bordo di un'auto, portato in un bar dove è stato malmenato e poi costretto a raggiungere casa della sorella per recuperare la somma di denaro motivo dell'aggressione", ha spiegato nel corso della conferenza stampa Marco Gambardella, il pm che ha coordinato le indagini della Squadra mobile di Andria. Allarmante il fatto che "i presunti autori dei reati non si sono fermati neppure davanti alla presenza di passanti che, però, non sono intervenuti - ha sottolineato - e questo si innesta in un clima di profonda omertà". Solo una persona "ha trovato il coraggio di segnalare quanto aveva visto alla sala operativa dando il via all'indagine", ha aggiunto. "La segnalazione non ha fornito dettagli sul tipo di auto a bordo della quale la vittima è stata fatta salire, né targa, né modello, né colore", ha sottolineato il capo della squadra mobile, Gianluca Gentiluomo. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, invece, hanno aiutato gli accertamenti investigativi. Utili sono state quelle del bar, a cui siamo arrivati seguendo il percorso dell'auto. Quelle telecamere hanno immortalato il pestaggio. Complesso è stato anche trovare la vittima che non ha sporto denuncia ma ha solo dichiarato di aver contratto un debito per motivi personali. "In questo caso il gip ha ritenuto che non vi fosse soltanto il pericolo di reiterazione ma anche il pericolo di inquinamento probatorio: per questo, ha evitato l'interrogatorio preventivo", ha puntualizzato il procuratore Renato Nitti.