Un neonato lasciato nella culla, un allarme che non suona, un riscaldamento che sputa aria fredda. E un parroco che, forse, rassicurava tutti con parole sbagliate. La tragedia del piccolo trovato senza vita nella chiesa di Bari arriva in aula: don Ruccia patteggia un anno, mentre il tecnico che installò l'impianto si prepara al processo
Bari - Ha patteggiato un anno di reclusione (pena sospesa) don Antonio Ruccia, il parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Bari, accusato di omicidio colposo per la morte del neonato, trovato nella 'culla per la vita' attigua alla parrocchia il 2 gennaio 2025.
Comincerà invece il 3 giugno prossimo dinanzi al giudice monocratico Giovanna Dimiccoli il processo con rito ordinario al 46enne tecnico elettricista Vincenzo Nanocchio, che risponde dello stesso reato e ha scelto il rito ordinario. Il piccolo sarebbe stato lasciato da una persona mai identificata, ma il congegno che avrebbe dovuto dare l'allarme sul telefonino del parroco non aveva funzionato, così come il sistema di riscaldamento della stanzetta, e il corpicino del neonato morto per ipotermia era stato scoperto la mattina del 2 gennaio. Numerose le cause di malfunzionamento della culla, a cominciare dal 'tappetino' sotto il materassino come quello utilizzato come antifurto all'ingresso delle abitazioni. E ancora, il sistema di riscaldamento è considerato inadeguato perché collegato a due sensori: in assenza di movimento si spegne dopo 9 minuti, e soprattutto quella notte, le cui temperature erano già molto basse, erogava aria fredda per una perdita di gas. A carico del parroco anche l'accusa di aver affisso un poster all'esterno della culla e pubblicato sul web nel quale si davano "false precisazioni che la culla fosse 'termica' e che era presente un collegamento diretto tra l'allarme generato e il locale Policlinico".
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