"Da trent'anni questa riforma ce l'ho nel cuore". Il ministro della Giustizia sceglie Bari per difendere il referendum sulla separazione delle carriere e per tornare a colpire il nervo scoperto della magistratura: lo scandalo Palamara. Secondo Nordio, finché il Csm non farà piena luce sulle chat, la sua credibilità resterà "dubbia"
Bari - "Da trent'anni questa riforma ce l'ho nel cuore e costituisce il coronamento di una vita non soltanto di magistrato ma di modesto giurista che su questo argomento ha scritto 6 libri".
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervistato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Mimmo Mazza, durante un incontro sulle ragioni del sì al referendum organizzato a Bari.
"Già dal 1995 ho detto basta - ha proseguito - bisogna separare le carriere. Ho scritto il primo libro proprio in quegli anni. Mi ricordo che un giornale con un titolo 'Il giudice Nordio si pente' - ha detto ancora - E' una riforma talmente rivoluzionaria che i magistrati neanche se ne rendono conto. Finché il Csm non avrà avuto il coraggio di fare trasparenza assoluta sullo scandalo di Palamara, di scoperchiare questa pentola e dire cosa c'era nelle chat, sul quale non il sottoscritto, ma tutte le massime cariche dello Stato e i più importanti giornalisti, commentatori e anche magistrati dell'epoca, a cominciare dallo stesso Gratteri, De Magistris, Di Matteo hanno detto peste e corna, allora il prestigio e la credibilità di questa alta istituzione resterà comunque in un certo senso dubbia".
Il ministro ha ricordato che "Anm e Csm lo hanno condannato radiandolo", evidenziando però che "Palamara aveva chiesto che fossero ascoltati un centinaio di magistrati, tutti quelli che erano nelle sue 60mila chat. Glielo hanno impedito perché evidentemente in quelle chat c'erano e ci sono nomi di magistrati importantissimi. Il Csm ne ha sacrificati quattro, tutti della stessa corrente", mettendo "la polvere sotto il tappeto e il coperchio sulla pentola".