Un imprenditore, la sua azienda, la sera. Tre ombre escono dal buio, manomettono il cancello e lo aspettano. Poi la violenza, lo strangolamento, la razzia e la minaccia più atroce: "Sappiamo dove sono i tuoi figli". Peppino Milo, patron del pastificio Milo, racconta l'incubo e lancia un allarme: "Ho paura, ho dovuto mettere una guardia armata. Ma non è giusto".
Palo del Colle - Un imprenditore è stato aggredito e rapinato di auto, orologio e bracciali all'interno del parcheggio della sua azienda, il pastificio Gruppo Milo spa, sulla statale 96 in territorio di Palo del Colle, nel Barese.
La vittima, il 51enne
Peppino Milo, amministratore delegato della società, ha riportato ferite con prognosi di 7 giorni e, assistito dall'avvocato Nicola Pasculli, ha sporto denuncia ai carabinieri, consegnando i video. In tre, vestiti di nero, incappucciati e con guanti alle mani, lo avrebbero picchiato e minacciato di morte per farsi consegnare le chiavi della macchina e i preziosi che aveva ai polsi. L'aggressione, avvenuta il 18 febbraio scorso, è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza dell'azienda, poco dopo le 19. La banda avrebbe manomesso le fotocellule del cancello elettronico dello stabilimento, entrando nell'area parcheggio. I tre uomini, si vede nei video, si sono avvicinati alla Bmw X6 parcheggiata, impugnando oggetti, forse arnesi da scasso. In quel momento è arrivato l'imprenditore: "Rimanevo pietrificato - scrive nella denuncia - uno di loro mi immobilizzava prendendomi alle spalle, con il gomito mi stringeva la gola tentando di strangolarmi e con l'altra mano mi puntava al fianco un oggetto metallico appuntito". Lo hanno scaraventato a terra, "si sono avventati su di me sottraendomi l'orologio di marca Rolex e due braccialetti Tennis". In dialetto lo avrebbero poi minacciato, "io ti uccido", "fai attenzione che sappiamo che hai i figli a casa". Sono poi fuggiti con la Bmw, seguiti da un'altra macchina che era in attesa vicino all'ingresso con a bordo un quarto uomo. La vettura rubata è stata trovata bruciata in campagna il giorno dopo. "Sono ancora turbato e non mi sento tutelato - dice l'imprenditore - Ho dovuto mettere una guardia armata per la sicurezza dei miei dipendenti, perché temo per la mia e la loro incolumità. Queste spese comportano meno investimenti, mentre ai presidi di sicurezza ci dovrebbe pensare qualcun altro".