Un mattone da 2 milioni svenduto a 500mila euro: era questa, secondo l'accusa, la chiave del crac Maiora e il cuore di un presunto patto illecito tra banca e imprenditori. Il gup di Bari, però, dice no e assolve tutti: dall'ex presidente della Bcc ai due giovani acquirenti.
Conversano - Sono stati assolti dalla gup del tribunale di Bari Gabriella Pede, l’ex presidente e direttore generale della Bcc di Conversano, Donato Venerito, 76 anni, l’imprenditore ed ex consigliere Bcc Michele D’Attoma, 64, Alessandro Venerito di 28 anni, Orlando D’Attoma, anche lui di 28 anni, e l’ingegnere Orazio Nicola Trisolini, di 62.
I 5, processati con il rito abbreviato, erano accusati di concorso in bancarotta e usura bancaria. La vicenda è quella della svendita della masseria Del Monte di Conversano che, per il procuratore capo Roberto Rossi e il pm Lanfranco Marazia, avrebbe contribuito al crac della Maiora di Vito Fusillo.
Quest'ultimo è a processo con il rito ordinario. Per la Procura, in cambio di un mutuo da 2,9 milioni dalla Bcc di Conversano, la Maiora Group spa di Vito Fusillo avrebbe venduto sottocosto la masseria ai figli dei due amministratori dell’epoca, quotandola 500mila euro mentre, per la Procura, il valore era di 1,9 milioni. In questo modo, avrebbero dissipato il patrimonio della Maiora, dichiarata poi fallita due anni dopo. Per i 5 erano state chieste condanne tra i 4 e i 3 anni di reclusione, Donato Venerito e Michele d'Attoma, oggi assolti, erano stati costretti a dimettersi dai loro incarichi.