Le indagini della Squadra Mobile ribaltano la versione iniziale: il detenuto sarebbe stato ucciso perché ritenuto “fastidioso”. Due arresti e un altro tentato omicidio mascherato da suicidio.

carcere bariBari - Sarebbe stato ucciso brutalmente, in una cella del carcere di Bari,  perché dava fastidio,  con il suo parlare da solo, le sue preghiere, i problemi di incontinenza fecale.

Giuseppe Lacarpia,  detenuto per aver ucciso sua moglie Maria Arcangela Turturo, in un finto incidente stradale e poi   morto per un apparente suicidio il 22 ottobre 2024, nella cella che divideva con altre 7 persone, sarebbe stato invece strangolato con un laccio e annodato alla spalliera del letto. Ad ucciderlo, secondo quanto ricostruito dalle indagini della Squadra Mobile di Bari, coordinate dai pm Claudio Pinto e Ileana Ramundo, sarebbero statii Saverio Scarano, 45 anni, e Vincenzo Guglielmi, di 24. I due rispondono anche di un tentato omicidio, sempre camuffato da suicidio, avvenuto 3 giorni prima di Lacarpia nella stessa cella, e cioè quello di Mirko Gennaro, colpevole di aver minacciato con il suo arrivo, il ruolo di 'capo' di Guglielmi e di essere stato un collaboratore di giustizia prima di cambiare idea e ritrattare. Gennaro sarebbe stato impiccato dai compagni di cella alla grata del bagno con i bordi delle lenzuola e picchiato sulle mani perché non si mantenesse alle sbarre, lo ha raccontato lui stesso ai pm: “Mi dicevano ‘Oggi tu ti suicidi’”.