Il GUP Bonante ha fissato la prima udienza. L’ex assessore regionale è accusato di aver usato la sua influenza per favorire imprese in cambio di consenso elettorale. Comune e Regione Puglia si sono costituite parti civili.
Bari - Saranno processati l'ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, il fratello Enzo e altri 8 imputati accusati, a vario titolo, di corruzione, turbativa d'asta, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.
A deciderlo il gup di Bari Nicola Bonante, il processo inizierà il prossimo 5 marzo.
Le accuse per Alfonsino Pisicchio, che risponde di corruzione e turbata libertà degli incanti, riguardano il periodo in cui era assessore della giunta Emiliano. Per l’accusa avrebbe utilizzato la sua influenza politica e le sue relazioni tramite suo fratello Enzo, facendo favoritismi per ottenere in cambio consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito.
Enzo Pisicchio, invece, avrebbe agito 'quale esecutore delle direttive' del fratello 'e quale schermo per impedire di risalire al ruolo e al contributo di Alfonsino'. Nelle indagini la turbativa di una gara d'appalto bandita dal Comune di Bari per l'affidamento delle attività di supporto per la gestione e riscossione dei tributi,
aggiudicata nel settembre del 2019, con importo a base d'asta di circa 5,5 milioni. Il rup Francesco Catanese, è accusato di aver confezionato il bando ad arte per un imprenditore ottenendo in cambio l'assunzione della moglie. Stessa promessa di assunzione per il figlio, contestata ad componente della commissione, con l'intermediazione dei fratelli Pisicchio a loro volta destinatari di denaro, assunzioni,
promesse di assunzioni ed il finanziamento illecito al partito Iniziativa democratica da parte dell'imprenditore cui avevano fornito informazioni riservate.
Comune di Bari e Regione Puglia hanno chiesto di costituirsi parte civile. Il Comune nei confronti dei fratelli Pisicchio, dell'ex responsabile unico del procedimento Francesco Catanese e dell'imprenditore Giovanni Riefoli, chiedendo oltre un milione di euro per danni d'immagine e patrimoniali. La Regione nei confronti di Alfonsino Pisicchio e di alcuni altri imputati, con un risarcimento dei danni non patrimoniali di 50mila euro.