Avviso di garanzia per due poliziotti della Squadra Mobile di Taranto dopo l’uccisione del pregiudicato che aveva ferito mortalmente il brigadiere Legrottaglie. Intervengono i sindacati.

omicidio legrottaglie indagati agentiFrancavilla Fontana - Due agenti della Squadra Mobile di Taranto sono indagati per eccesso colposo dell'uso legittimo delle armi, nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla Procura tarantina sulla sparatoria nella quale è stato ucciso Michele Mastropietro, il pregiudicato che a sua volta ha sparato al brigadiere capo Carlo Legrottaglie, giovedì mattina nelle campagne di Francavilla Fontana.

I due poliziotti hanno ricevuto l'avviso di garanzia come atto dovuto per consentire ai loro consulenti di partecipare all'autopsia sul corpo di Mastropietro, prevista per martedì mattina.

E nelle scorse dopo il segretario generale del Sap (il sindacato autonomo di polizia), Stefano Paoloni, sono intervenute anche le sigle USIF, SINAFI e SILF, rappresentative del personale della Guardia di Finanza.

In un comunicato congiunto, esprimono "profonda vicinanza e solidarietà ai colleghi della Polizia di Stato che, con coraggio e abnegazione, hanno rischiato la propria vita per fermare due pericolosi rapinatori  - si legge - uno dei quali pluripregiudicato, responsabili dell’efferato omicidio del collega dell’Arma dei Carabinieri, Carlo Legrottaglie. Colpisce e addolora constatare come, a poche ore dai fatti, gli stessi operatori della Polizia di Stato, che hanno agito per tutelare la collettività, si trovino ora sottoposti a indagini per aver semplicemente adempiuto al proprio dovere. Pur riconoscendo che l’avviso di garanzia rappresenti un atto dovuto
nelle fasi iniziali dell’iter giudiziario, riteniamo non più rinviabile un intervento del legislatore con norme più equilibrate e adeguate, a tutela di chi ogni giorno, anche a rischio della propria incolumità, contribuisce concretamente alla sicurezza del Paese.

Non può essere ignorato - proseguono - che l’avvio di un procedimento penale comporta inevitabilmente il blocco della carriera e pesanti ripercussioni personali e professionali per l’operatore coinvolto, indipendentemente dall’esito finale. Apprezziamo il passo avanti compiuto con l’approvazione del cosiddetto 'decreto sicurezza' - concludono - ma lo riteniamo ancora insufficiente. Ribadiamo con fermezza che lo Stato ha il dovere di garantire strumenti di tutela efficaci per chi serve con disciplina, onore e spirito di sacrificio, operando in contesti ad alto rischio per la sicurezza pubblica. È doveroso che i cittadini onesti riconoscano il valore del lavoro svolto ogni giorno dalle donne e dagli uomini in divisa, il cui impegno costituisce un baluardo imprescindibile per la tutela della legalità e il bene dell’intera collettività".