Indagine su presunte irregolarità nella gestione di appalti pubblici: Minervini ai domiciliari. Microspie nell’ufficio e intercettazioni decisive per l’arresto.
Molfetta - Tommaso Minervini, sindaco della città di Molfetta, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza condotta dalla Procura di Trani. L’accusa principale è turbativa d’asta, legata a presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti pubblici. Oltre al primo cittadino, l’operazione giudiziaria ha coinvolto altre sei persone, tra cui funzionari comunali e imprenditori.
Secondo quanto riportato dagli inquirenti, al centro dell’indagine vi sarebbe un bonifico sospetto da 10.000 euro e una serie di pressioni documentate finalizzate a favorire soggetti specifici nelle gare per l’assegnazione di lavori pubblici. Le attività investigative si sono sviluppate nel tempo con l’utilizzo di microspie installate nell’ufficio del sindaco e l’intercettazione di conversazioni ritenute rilevanti.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie a un imprenditore che, presentando un esposto, ha denunciato interferenze indebite nel processo di gara. La documentazione raccolta avrebbe mostrato un sistematico tentativo di influenzare l’esito degli appalti, compromettendo la regolarità e la trasparenza delle procedure.
La Procura ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico di Minervini, disponendo per lui la misura cautelare degli arresti domiciliari. L’ordinanza è stata eseguita nella mattinata del 6 giugno dagli uomini della Guardia di Finanza, che hanno anche sequestrato materiale ritenuto utile per l’indagine.
Il Comune di Molfetta, nel frattempo, è sotto shock. La notizia ha rapidamente fatto il giro della città, dove Minervini – già sindaco in altri mandati – era considerato una figura politica di lunga esperienza. Al momento, non sono ancora arrivate dichiarazioni ufficiali da parte del diretto interessato o del suo legale.
Il caso è destinato a far discutere, non solo per il coinvolgimento del primo cittadino, ma anche per le modalità investigative messe in campo e per la portata delle accuse, che potrebbero estendersi a una più ampia rete di relazioni tra amministrazione pubblica e mondo imprenditoriale.
Aggiornamento: Domiciliari per il sindaco Tommaso Minervini, 70 anni, e la dirigente Lidia De Leonardis, 58 anni di Bari. Interdizione per un anno per i dirigenti comunali Alessandro Binetti, 58 anni di Bari e Domenico Satalino, 54 anni di Bari e divieto di dimora a Molfetta per un ex luogotenente della Finanza, Michele Pizzo, 60 anni, residente a Molfetta (avvocato Andrea Calò). Divieto di contrarre per un anno all’imprenditore portuale Vito Leonardo Totorizzo, 79 anni di Bari. La Procura aveva già revocato la richiesta di misura precedentemente emessa nei confronti dell’ex autista (e cugino) del sindaco, Tommaso Messina, 66 anni di Molfetta (risponde di peculato per l’utilizzo dell’auto di servizio) perché nel frattempo era andato in pensione. Revocata anche quella nei confronti del funzionario comunale Mario Morea, 64 anni di Bari.
Confermate le accuse a carico di Minervini (difeso dagli avvocati Mario Malcangi e Tommaso Poli), ad eccezione di quella relativa alle nomine di due esponenti politici nella Multiservizi. Il peculato relativo all'utilizzo dell'auto di servizio è stato infine riqualificato in peculato d'uso.