Il processo penale si chiude per le persone fisiche, ma la vicenda che ha scosso Noci lascia strascichi: l'ente religioso resta sotto processo con un maxi-sequestro, mentre la Regione tenta la via civile per riavere i soldi pubblici.

Vittorio LippolisNoci - Si chiude con la prescrizione la vicenda della presunta truffa delle 'Figlie di Sant'Anna', per la ristrutturazione di una casa di riposo a Noci, e costata alla Regione Puglia quasi un milione e mezzo.

Tutti salvi, dunque, gli imputati, tra i quali l'ex assessore alle Attività produttive di Noci Vittorio Lippolis (che era anche finito agli arresti domiciliari), Rita Palmira Caiaffa e Celia Maria Parente, rispettivamente procuratrice generale e economa dell'ente ecclesiastico, il consulente Paolo Vincenzo Gentile, gli imprenditori Roccangelo Pantaleo della Pantaleo, Orazio Salatino dell'omonima ditta, Maurizio Palazzese e Andrea Fasanelli della For Coll, Giacinto De Marco dell'omonimo studio professionale, Alessandro Gentile della Bitway Italia, Massimo Calicchio dell'omonima ditta, Pierangelo Della Corte dell'omonima ditta.

Per la Procura sarebbe stato proprio Lippolis ad organizzare il piano, in qualità di referente del progetto di ristrutturazione della casa di riposo presentato alla Regione, e come responsabile dell'iter burocratico. Con lui, a predisporre i documenti che avrebbero alterato, gonfiandoli, i costi della ristrutturazione, sarebbero state Caiaffa e Parente, nonché il consulente Paolo Vincenzo Gentile.

Parte del denaro ottenuto illecitamente, secondo l'accusa, sarebbe stato reinvestito da Lippolis nella sua  Li.Pa Sas. In tutto erano 14 i capi di imputazione, tra i quali la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, le false fatturazioni, l'autoriciclaggio.  Il processo penale ora prosegue solo per l'Istituto ecclesiastico Figlie di Sant'Anna di Roma, imputato per la responsabilità amministrativa e per questo il giudice Ambrogio Marrone ha confermato il sequestro, finalizzato alla confisca, di 1,4 milioni a Rita Palmira Caiaffa e Celia Maria Parente.

Dissequestrati invece beni e quote societarie di Lippolis. La Regione invece prosegue con la causa civile, nella speranza di recuperare il denaro illecitamente percepito.