Il tribunale di Bari conferma la misura cautelare per il parroco. I legali annunciano ricorso al Tribunale del Riesame
Turi - Don Nicola D'Onghia resterà agli arresti domiciliari.
Lo ha deciso il gip del tribunale di Bari Nicola Bonante, respingendo la richiesta di revoca della misura fatta dagli avvocati del parroco di Turi. La decisione è arrivata in mattinata. I legali Vita Mansueto e Federico Straziota hanno annunciato che presenteranno ricorso al Riesame.
Don Nicola, interrogato più volte alla presenza dei suoi legali Vita Mansueto e Federico Straziota, anche dopo l'arresto, non ha mai ammesso di sapere quello che era accaduto.
Ma le indagini dei carabinieri di Turi, coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Ileana Ramundo, dicono il contrario: il prete era al telefono, senza bluetooth, fino a 11 secondi prima dell'impatto, avrebbe prima chiacchierato per alcuni minuti con un collega e poi ripetutamente cercato di rintracciarne un altro, che invece avrebbe poi sentito l'indomani. E proprio i due sono tra le persone che gli inquirenti sentiranno nelle prossime ore, allo scopo principalmente di verificare il suo stato alterato da ansia o agitazione.
Saranno interrogati anche altri testimoni, incluso il cognato di don Nicola, che sarebbe corso a recuperarlo dalla stazione di servizio dove si era fermato subito dopo l'investimento. Il parroco aveva infatti telefonato a sua sorella chiedendole di raggiungerlo mentre a poca distanza già si vedevano i lampeggianti di ambulanze e forze dell'ordine. Le immagini della telecamera della stazione di servizio inquadrano, tra l'altro, i tre che si avviano verso il punto dell'incidente con l'auto del cognato, incolonnandosi nella fila di vetture che nel frattempo si era creata, avvicinandosi al punto dell'incidente, per poi tornare indietro