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l’Istat parla chiaro, Putignano è a rischio recessione

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Attualità

Mentre l'amministrazione fa spallucce verso i problemi di lavoro, occupazione e sviluppo, la crisi fa sentire i suoi effetti. Ecco La Situazione Socio-Economica aggiornata di Putignano

Crisi_-_Leo_Palmisano_terzo_da_dxPutignano (Ba) – I dati sono stati prodotti dal sociologo e scrittore Leo Palmisano, nel corso di uno degli incontri promossi dalla CGIL per sollecitare soluzioni alle gravi problematiche della crisi e della disoccupazione. Putignano perde popolazione al ritmo dell’1% all’anno per il calo delle nascite, e per via del fenomeno migratorio verso località vicine dove le case costano meno.



Va rilevato che le famiglie diventano meno numerose perché c’è difficoltà a fare figli da parte delle coppie in quanto non c’è lavoro. Oltre il 14% della popolazione ha più di 70 anni. La presenza straniera si attesa intorno all’1%, soprattutto donne, rumene, giorgiane, albanesi, cinesi, ucraine.

La concentrazione della ricchezza a Putignano fino al 2011 era tra le più alte della provincia di Bari, con un reddito irpef  procapite di oltre 13.637 euro, per un consumo complessivo di 12.384 euro, quindi con una tendenza al risparmio già piuttosto risicata.  I settori produttivi sono concentrati del commercio di prossimità, 31%, che è il più esposto alla crisi. Il 16% sono nell’artigianato e manifatturiero e il 14,3% per l’agricoltura. Solo il 3,8% è concentrato nel settore della ristorazione e alberghiero, nonostante l’attrattiva del carnevale (meno di Altamura e Ruvo decisamente meno interessanti turisticamente di Putignano). Ben il 14,2% riguarda il settore edilizia. Ma ciò dipende dalle partite iva perché i muratori sono costretti a costituirsi come lavoratori individuali.

Il tasso di disoccupazione è del 4,2% rispetto al dato nazionale che si attesta al 3,5%. Gli occupati sono il 36% (in Italia 38%). Sono occupati il 2,6 in agricoltura. Anche i braccianti sono stati obbligati ad aprire la partita iva. Industria manifatturiera e artigianale 12,1%; servizi e commercio 21,8%.

Questi dati sono preoccupanti perché il commercio e i servizi sono i settori più esposti alla crisi. La crescita del reddito medio irpef è cresciuto dal 2005 al 2010 del 24,3% (non elevata. Ad Altamura e Monopoli il 26%, a Terlizzi il 30%).

Per quanto attiene la concentrazione dei redditi, il 9,3% dichiara di vivere con meno di €7500 (dato nazionale 7,2%). Dai 7500 a 1000, l’8,6%  (dato nazionale 7%), da 10000 a 15000, il 24,8% (dato nazionale 18,1%). Oltre i 50.000 euro solo il 4% (dato nazionale 5,9%). Il che significa una forte concentrazione di redditi negli strati più ricchi della popolazione. L’ISTAT dice che il 25%  dei soggetti concentra quasi la metà di tutti i redditi (48,2%).

Nonostante la Puglia sia tra le 5 regioni con un saldo occupazionale positivo che nel 2011,  ha guadagnato pochissimi  posti di lavoro. I giovani vengono espulsi dai settori del commercio, dei servizi, dall’agricoltura, dall’edilizia e dell’industria. I giovani che riescono a stare sul mercato sono quelli che offrono servizi alle imprese altamente qualificati e professionalizzati, ma non riescono a incrociare precisamente la domanda di lavoro perché mancano i momenti di raccordo tra chi dovrebbe lavorare e chi dovrebbe far lavorare.

Intanto Lunedì 18 giugno presso la sala consiliare del Comune di Putignano alle ore 17, La CGIL, CISL e UIL locali, hanno organizzato un'assemblea pubblica in sala consiliare alle ore 17, dedicata ai pensionati: la crisi e le rivendicazioni dei pensionati