La collana “Le Perle Audiolibri” dell’Aletti Editore si arricchisce di una nuova silloge lirica: “Nuda terrazza sarò” di Mariolina Laera, docente di religione, attiva nel sociale e nel volontariato a Putignano. Un’intima confessione in versi nata dall’urgenza di dare forma alle risonanze profonde dell’incontro con l’altro, dei ricordi e della bellezza della natura
Putignano - Si intitola “Nuda terrazza sarò” la nuova silloge lirica di Mariolina Laera. Il volume si configura come un’intima ed essenziale confessione in versi, nata dall’urgenza interiore di dare forma e voce alle risonanze profonde destate dall’incontro con l’altro, dai ricordi e dalla bellezza della natura.
Un diario dell’anima che si offre al lettore senza filtri. Elemento cardine dell’intera raccolta è proprio una terrazza. Originariamente cercata come semplice spazio di connessione con il paesaggio collinare, si rivela poi come un potente archetipo spirituale. Questo luogo, proteso verso l’orizzonte e animato dai suoni semplici della terra – dall’aurora alle stelle – diventa una “soglia” metafisica, un punto di contatto tra il terreno e il divino.
«Essere nuda terrazza – confessa l’autrice – significa per me imparare a spogliarsi per accogliere la vita che accade e far spazio alla sorgente che è in noi».
L’opera si sviluppa lungo una delicata narrazione autobiografica che, pur partendo da circostanze reali e frammenti di quotidianità, si spoglia di ogni pudore per farsi itinerario universale dello spirito. I versi diventano uno specchio in cui l’autrice stessa si riflette e si meraviglia, scoprendo sfumature di sé che superano la superficie dell’ego.
Nella Prefazione, il professor Hafez Haidar, accademico pluricandidato al Premio Nobel, scrive: «Il lettore, sulle orme dell’autrice, riesce a percepire i rintocchi delle campane che ravvivano nel cuore l’amore per Dio e il fascino per i misteri del Creato, riesce a volare come un usignolo tra le nuvole sparse del cielo intriso dei colori dell’alba e del tramonto, fino a perdersi nello spazio infinito dove regnano il silenzio ancestrale e l’agognata pace».
Attraverso la lente della parola lirica, l’oscurità e il dolore non rimangono mai fini a sé stessi, ma subiscono una naturale trasfigurazione, mutandosi in “semi di luce”, frammenti di saggezza e passi orientati alla speranza. La natura interviene come salvifica maestra: l’autrice evoca l’immagine del seme che marcisce per generare frutto e della perla che trae origine da una ferita, offrendo la poesia stessa come una carezza per i tormenti dell’anima.
«Se accogli e attraversi la sofferenza, il limite, la difficoltà – spiega Mariolina Laera – puoi scoprire sempre un risvolto positivo più profondo. Mettere a nudo l’anima è un processo complesso e ardito, ma è l’unico che può dare senso alla poesia».
Dal punto di vista formale, l’autrice predilige l’uso del verso libero, declinato attraverso una cifra stilistica asciutta, nitida e priva di orpelli, ma capace di una profonda musicalità. Le liriche sono ricche di analogie, metafore, ossimori e chiasmi che tentano di accostare l’indicibile e restituire la complessità del mistero.
L’obiettivo è quello di stabilire una relazione autentica con il lettore, condividendo senza pretese le gioie e i nodi dell’esistenza. «Vorrei trasmettere semplicemente “quello che sono” – conclude l’autrice – Comunicare e raccontare di sé è farsi dono all’altro, creare ponti e connessioni non virtuali, ma che attraversano il cuore e l’esperienza».
Disponibile in cartaceo, e-book e audiolibro
L’opera viene proposta al pubblico non solo nella tradizionale forma cartacea, ma anche in versione e-book e audiolibro, una scelta che l’autrice ha accolto riconoscendovi un’efficace opportunità per l’esperienza dell’ascolto. «Sebbene io preferisca il cartaceo – afferma la poetessa – ho sperimentato che quando la mente non è impegnata direttamente nella lettura, ha occasione di aprirsi maggiormente a un atteggiamento di attenzione che favorisce lo svuotamento dei propri pensieri per dare spazio ad altri proposti».
“Nuda terrazza sarò” è un invito a spogliarsi delle difese, a guardare dentro di sé e a lasciarsi trasformare dalla bellezza e dal dolore, in un viaggio che è insieme personale e universale.