Da qualche giorno, sul palazzo comunale di Putignano campeggia uno striscione con la scritta “QUESTA CITTÀ R1PUD1A LA GUERRA” e il logo di Emergency. I numeri 1 sostituiscono le “i” per richiamare l’articolo 11 della Costituzione italiana, che sancisce il ripudio della guerra
Putignano - Da qualche giorno, sul palazzo comunale di Putignano, campeggia uno striscione bianco con una scritta che non passa inosservata: “QUESTA CITTÀ R1PUD1A LA GUERRA”.
Accanto, il logo di Emergency. I numeri “1” al posto delle “i” non sono un errore di battitura, ma un richiamo preciso all’articolo 11 della Costituzione italiana, quello che sancisce solennemente: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
L’amministrazione comunale di Putignano ha infatti aderito alla campagna lanciata da Emergency, che chiede ai Comuni italiani di esporre uno striscione per manifestare il dissenso verso ogni guerra e per ricordare ai cittadini il valore fondamentale del dettato costituzionale.
L’assessore alla Cultura, Mariano Intini, si è fatto portavoce della richiesta di Emergency in giunta, ottenendo il sostegno del collettivo “A Piena Voce”, dell’associazione “Ubuntu Non solo Teatro Aps”, di “Donne in Nero” di Putignano e del consorzio “I Make”. L’idea è maturata in occasione di un incontro tenutosi nel mese di marzo con Moni Ovadia, artista e intellettuale da sempre impegnato per la pace e il dialogo tra i popoli.
«È un gesto importante – spiegano i promotori – in un periodo storico nel quale la guerra sembra aver preso il sopravvento sul diritto internazionale. La questione mediorientale ne è la prova più evidente». Lo striscione non è solo un messaggio ai cittadini per non abituarsi alla logica bellica, ma soprattutto un richiamo alla pubblica amministrazione, che ha il dovere di promuovere una cultura di pace.
Non a caso si usa la parola “cultura”. «Solo se culturalmente la gente si prepara a ripudiare la guerra, la potremo scongiurare – si legge nel documento che accompagna l’iniziativa –. Da sempre le guerre si preparano con la costruzione dell’immagine del nemico, che deve essere percepito dalle masse come tale per poter avere il consenso. A questa visione siamo chiamati tutti ad opporci».
La scuola e le future generazioni
Particolare attenzione viene rivolta al mondo della scuola. «La scuola su questo fronte deve fare la sua parte – sottolineano i promotori –. Un’indicazione da parte dell’ente comunale per lavorare in questa direzione sarebbe auspicabile, considerato che la scuola è l’organo preposto a formare le future generazioni».
L’auspicio è che questo striscione non sia solo un gesto isolato, ma il primo passo di un impegno più ampio da parte dell’amministrazione, affinché promuova eventi e iniziative incentrate sulla nonviolenza, sul dialogo e sulla pace come unica via per una pacifica convivenza tra i popoli.
I collettivi e le associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa rivolgono un plauso all’amministrazione comunale, ma è un plauso condizionato al lavoro che dovrà essere fatto. «Noi del collettivo A Piena Voce non ci sottrarremo – dichiarano – per offrire la nostra collaborazione».
L’appello è chiaro: la pace non si decreta, si costruisce giorno per giorno. E ogni città, ogni amministrazione, ogni cittadino può fare la propria parte.