Dopo l'annuncio social del sindaco, il territorio si divide tra chi vede opportunità di sviluppo e chi teme per le tradizioni enogastronomiche.
Castellana Grotte - Bastano pochi secondi di video per trasformare la gioia di un amministratore in un vero e proprio campo minato. Il sindaco di Castellana Grotte, Domi Ciliberti, ha scelto i social network per dare una notizia che riteneva fantastica: l’arrivo di un punto vendita McDonald's nel territorio comunale, nei pressi del centro commerciale cittadino. Un’apertura che, a suo dire, rappresenta un segnale di crescita e attrattività per la cittadina pugliese.
Peccato che l’entusiasmo del primo cittadino non sia stato affatto condiviso da una larghissima fetta dei suoi concittadini. Il post, che doveva essere una celebrazione, ha scatenato in poche ore una valanga di commenti negativi, trasformando l’annuncio in un caso politico e popolare.
Nel video, il sindaco legge la pratica autorizzativa e commenta con una battuta che ha fatto sorridere qualcuno e infuriare molti: «Finalmente i bambini e le famiglie di Castellana non dovranno più fare decine di chilometri per mangiare un hamburger». Un riferimento alla distanza – una quindicina di chilometri – che separa il paese da Monopoli, dove si trova il fast food attualmente più vicino.
Una provocazione leggera, certo, ma che è stata presa come una lama dalla parte più critica della cittadinanza. Per molti, infatti, non è affatto un problema dover guidare mezz’ora per concedersi un fast food. Il vero problema, semmai, è un altro.
Il fronte del «no» non si è fatto attendere. Sotto il post del sindaco, centinaia di commenti hanno sollevato la stessa, identica preoccupazione: e i ristoranti locali? E le trattorie che da generazioni servono orecchiette, burrata, carne alla brace e verdure di stagione? L’arrivo di un colosso come McDonald's, secondo questi cittadini, rischia di schiacciare la piccola ristorazione tipica, abituata a margini ridotti e a una concorrenza che non può certo permettersi le stesse campagne pubblicitarie.
Non solo. C’è anche chi parla di omologazione del gusto, di un’Italia che perde le sue radici alimentari per inseguire il cibo-spazzatura americano. Un dibattito, questo, che a Castellana Grotta si aggiunge a una tradizione enogastronomica solida, fatta di prodotti a chilometro zero e di una vocazione turistica legata proprio all’autenticità.
Di fronte alle critiche feroci, Ciliberti non ha abbassato la testa. Anzi, ha risposto punto su punto. Innanzitutto, ha chiarito che il Comune non ha speso un euro né concesso alcun favore: si tratta di un investimento interamente privato, deciso dalla multinazionale dopo un anno di studi di mercato. «Se hanno scelto Castellana – ha detto il sindaco – significa che i nostri dati economici, demografici e turistici sono competitivi. Questo è un fatto positivo, al di là dei gusti personali».
In sostanza, secondo Ciliberti, bisogna distinguere tra l’apprezzamento per il cibo e la salute del tessuto commerciale. Un’azienda seria che decide di investire porta lavoro, visibilità e servizi. Il resto – ha fatto intendere – è una questione di palato, che nessuno può imporre.
L’altra faccia della medaglia: i posti di lavoro
Non è vero, però, che tutti i cittadini siano contrari. Anzi, sotto la bufera social sono emerse anche molte voci a sostegno dell’operazione. Soprattutto tra i più giovani e tra chi ha familiarità con il mondo del lavoro precario, l’idea di un McDonald's porta con sé una parola magica: occupazione.
«Quaranta posti di lavoro con contratto regolare, formazione pagata e niente nero» ha scritto un utente che è diventato subito virale. «Non è che un fast food cancella la nostra cultura – ha aggiunto – ma alza l’asticella. Se un ristorante tipico vale, saprà competere. Se campa solo perché non c’è alternativa, forse è ora di svegliarsi».
Un argomento, questo, che difficilmente si può liquidare con facili entusiasmi o con sterili polemiche. Soprattutto in un’area come la Puglia interna, dove il turismo cresce ma il lavoro stabile resta un miraggio per molti.
Così Castellana Grotte si ritrova oggi divisa. Da un lato chi vede nell’arrivo del fast food un marchio di modernità, un’opportunità concreta per i ragazzi e un servizio in più per residenti e visitatori. Dall’altro chi teme l’omologazione, l’impatto sulle piccole attività e un messaggio sbagliato per un territorio che ha fatto della qualità alimentare la propria bandiera.
Probabilmente, come spesso accade, la verità starà nel mezzo. Di certo, l’annuncio del sindaco ha avuto il merito di accendere una discussione profonda e necessaria, che va oltre l’hamburger: cos’è lo sviluppo? E quanto costa, in termini di identità, accettare la globalizzazione?
Domande pesanti, per una notizia leggera. Ma forse è proprio questo il bello del dibattito pubblico.