Un anno di ascolto del territorio si trasforma in un patto tra famiglie, Chiesa e istituzioni: la sfida pedagogica dell'Agesci Putignano 1 per riportare i giovani al centro della realtà, lontano dalla 'tirannia digitale' e dai ritmi frenetici degli algoritmi

noi siamo il viaggi scout putignanoPutignano - Il 20 aprile, presso la biblioteca del liceo Majorana-Laterza, si è tenuto un incontro fondamentale per la comunità scout di Putignano.

Dopo un anno di intenso lavoro, ascolto e analisi, la Comunità Capi ha presentato il nuovo Progetto Educativo, un documento triennale che traccia la rotta per la formazione dei giovani del gruppo. Ispirato dal titolo di una nota canzone di Caparezza, il progetto "Noi siamo il viaggio" non è solo un programma tecnico, ma una risposta concreta alle sfide educative moderne.

20 aprile scout putignano

Il documento non è frutto di un lavoro isolato, ma di un anno di "ascolto attivo". La Comunità Capi ha incontrato famiglie, istituzioni e associazioni per mappare i bisogni reali della città. L'obiettivo dichiarato è chiaro quanto impegnativo: uscire dall'autoreferenzialità per formare cittadini attivi.

noi siamo il viaggio progetto agesci 20 aprile 2026

noi siamo il viaggio progetto agesci

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Il cuore del documento si articola su tre pilastri fondamentali, pensati per rispondere anche all'attuale e dilagante "analfabetismo emotivo e digitale":

Identità: Crescere nella Consapevolezza
In un'epoca segnata dall'ansia da prestazione e dalla paura del fallimento, lo scautismo mira a rimettere il ragazzo al centro. L'obiettivo è favorire una crescita che porti all'autonomia, insegnando a gestire l'errore non come una sconfitta, ma come una tappa del percorso di crescita.

Appartenenza: Protagonisti del Territorio e del Creato
Sentirsi parte di qualcosa di più grande è la sfida lanciata ai ragazzi. L'appartenenza si declina in tre ambiti: Territorio, ChiesaCreato.

Relazioni: "Essere" oltre l'Apparire
Contro la "tirannia dei 3 secondi" dei video brevi e della velocità digitale, lo scautismo propone la bellezza dell'attesa e della contemplazione. Si punta a educare a un uso consapevole del digitale, inteso come strumento e non come fine, per recuperare relazioni autentiche e profonde, l'accoglienza e il relazionarsi con l'altro.

Un momento di riflessione è stato l'intervento di don Beppe Recchia. Con la sua consueta franchezza, l'arciprete ha esortato il gruppo a non essere una "mina vagante" o una realtà isolata, ma ad integrarsi pienamente nella vita della comunità ecclesiale di Putignano, superando i confini del singolo campanile per abbracciare un’appartenenza di zona e di fede più ampia.

don beppe recchia scout putignano

A completare il quadro dell'impegno sociale è intervenuto l’assessore alla coesione e inclusione sociale, Gianluca Miano. Se don Beppe ha parlato al cuore della fede, l'assessore ha sottolineato il valore dello scautismo come attore politico e civile. Miano ha lodato il metodo "scientifico" del gruppo — che ha analizzato i bisogni del territorio prima di agire — definendo gli scout come "attori positivi" che non si muovono nel vuoto, ma all'interno del contesto vivo della città. Ha inoltre invitato i giovani a partecipare attivamente alla Consulta Giovanile, affinché la visione scout possa tradursi in azione amministrativa e impatto reale sulla comunità putignanese.

ass gianluca miano scout putignano

Un momento particolarmente suggestivo dell'incontro è stato il "gioco del cambiamento". Ogni partecipante ha aggiunto un mattoncino Lego ad una colorata costruzione comune, ognuno rappresentante un indicatore di verifica del progetto: qualità digitale, mobilità verde, strumenti di fede, fiducia e solidità del gruppo .... Questo gesto ha simboleggiato che il successo del progetto educativo non dipende solo dai capi scout, ma dalla sinergia con le famiglie e il territorio.

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La seconda parte della serata ha visto protagonista la Prof.ssa Chiara Scardicchio, docente di Pedagogia, che ha analizzato l'emergenza educativa legata all'uso pervasivo degli smartphone.

Uno dei passaggi più toccanti dell'intervento della professoressa Scardicchio è stata la distinzione tra nutrizione e nutrimento. Troppo spesso, come genitori e società, ci preoccupiamo di "nutrire" i figli garantendo loro beni materiali, successo scolastico o dispositivi di ultima generazione. Ma la nutrizione riguarda il corpo; il nutrimento riguarda l'anima.
I ragazzi non hanno bisogno di "cose", ma di una presenza che sappia alimentare la loro interiorità. Educare, in questo senso, significa passare dal fornire oggetti al fornire senso, offrendo ai giovani quel "pane spirituale" che permette loro di non sentirsi vuoti in un mondo pieno di stimoli superficiali.
 prof ssa chiara scardicchio scout putignano

In un mondo digitale che ci spinge a reagire istantaneamente (un "like", un commento rabbioso, una risposta impulsiva), la professoressa ha lanciato una sfida pratica: la regola dei 10 secondi.

L'invito è quello di non rispondere subito, di non soccombere alla velocità della rete, ma di fermarsi a riflettere. Questi dieci secondi di silenzio sono lo spazio della libertà: è lì che smettiamo di essere automi mossi dagli algoritmi e torniamo a essere  umani capaci di pensiero critico. È la stessa "pedagogia dell'attesa" che gli scout vivono davanti a un fuoco o durante una lunga camminata: il valore non è nella meta raggiunta subito, ma nel tempo che ci si impiega per arrivarci.

Infine, la docente Scardicchio ha sottolineato l'importanza della sincerità. Proteggere i figli dalle difficoltà della vita sotto una campana di vetro non li aiuta a crescere; al contrario, li rende fragili.

Il compito dell'educatore — sia esso genitore o capo scout — è quello di accompagnare. Proprio come avviene in una pattuglia scout, dove il sentiero può essere ripido e faticoso, non si deve mentire sulla fatica, ma bisogna percorrerla insieme. Essere sinceri con i ragazzi sulle sfide della vita, non nascondere le fragilità ma insegnare a starci dentro con coraggio, è il dono più grande che si possa fare loro. Lo scautismo, con la sua essenzialità e il suo contatto con la realtà vera della natura, è in questo senso una palestra di vita perfetta: si impara che la pioggia bagna, che lo zaino pesa, ma che insieme e con verità si può andare lontano.