L’Università Popolare della Terza Età di Putignano si conferma ancora una volta un vivace laboratorio di confronto e crescita culturale, proponendo ai propri soci incontri capaci di intrecciare temi giuridici e sociali con una forte attenzione alla dimensione umana.
Putignano - Due appuntamenti recenti hanno offerto spunti profondi di riflessione: uno dedicato alla giustizia e agli strumenti legali, l’altro alle dinamiche familiari e ai rapporti tra genitori e figli.
Il primo incontro si è aperto con una citazione intensa tratta da L'idiota di Fëdor Dostoevskij: “Gli uomini sono fatti in modo da doversi necessariamente tormentare a vicenda”. Da questo spunto la dottoressa Tiziana Gigantesco ha avviato una conversazione coinvolgente sul ruolo del giudice di pace, illustrandone il potere conciliativo e le applicazioni in ambito civile e penale.
Con competenza e imparzialità, ha chiarito come il giudice operi sempre come figura terza, affidandosi esclusivamente al Codice Civile e Penale, mentre agli avvocati spetta la difesa delle parti. Tuttavia, particolare attenzione viene riservata anche a chi sceglie di non farsi assistere: in questi casi, il giudice si fa mediatore del linguaggio, traducendo termini giuridici in forme accessibili, affinché tutti possano comprendere e partecipare consapevolmente al procedimento.
Proprio il linguaggio, ha sottolineato, rappresenta la chiave per accertare la verità. Creare un clima di fiducia e mettere le parti a proprio agio consente di far emergere non solo i fatti, ma anche gli stati d’animo che hanno generato il conflitto. È in questo spazio di ascolto che si inserisce la possibilità di una mediazione efficace: attraverso dialogo, informazione — anche sui costi di un mancato accordo — e attenzione reciproca, il giudice di pace può guidare le parti verso una soluzione condivisa, senza favoritismi né pregiudizi.
Le testimonianze, comprese quelle oculari, assumono in questo contesto un valore fondamentale: non solo strumenti processuali, ma veri e propri atti civici ed etici. Dire la verità, ha ricordato la dottoressa, non deve mai far paura. In questa prospettiva, l’etica della reciprocità diventa il fondamento per ricostruire fiducia nella giustizia e favorire una risoluzione pacifica delle controversie. Nonostante le difficoltà operative — mezzi limitati e personale ridotto — il lavoro quotidiano del giudice di pace resta profondamente umano, fatto di empatia e attenzione ai bisogni delle persone.
Sempre nell’ambito legale si è inserito l’intervento del dottor Maurizio Valente, che ha affrontato il tema del testamento, illustrandone con chiarezza le diverse forme, le cause di nullità, i legati, le condizioni e i termini di efficacia, fino ad arrivare alla diseredazione. Il testamento è stato definito come un atto revocabile, personale e unilaterale, con cui una persona dispone dei propri beni per il tempo successivo alla propria morte: un atto “mortis causa” che consente di pianificare la successione patrimoniale.
Che si tratti di testamento olografo, pubblico, segreto o internazionale, resta centrale la volontà del testatore, che può sempre modificare o revocare le proprie disposizioni fino alla fine della vita. Fondamentale è il carattere personale dell’atto: esso non può essere delegato, ma deve essere espresso direttamente dal soggetto interessato, sia nella forma privata sia davanti al notaio.
Il secondo incontro, tenutosi il 20 marzo nella sala consiliare del Comune di Putignano, ha spostato l’attenzione su un tema altrettanto cruciale: i legami e i conflitti tra genitori e figli, affrontati dalla dottoressa Patrizia Vinella.
Con un linguaggio semplice ma incisivo, la relatrice ha guidato i presenti in un percorso che ha messo a confronto la famiglia di ieri e quella di oggi, evidenziando i profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno ridefinito i ruoli all’interno del nucleo familiare. Richiamando anche modelli educativi del passato — come quelli descritti nel libro “La vera madre di famiglia” del 1897 — ha ricordato come un tempo i genitori avessero un ruolo fortemente orientativo, mentre ai figli era richiesta obbedienza, spesso a scapito del dialogo. Nonostante questo limite, i giovani sviluppavano capacità decisionali autonome e riuscivano a seguire le proprie inclinazioni.
Oggi, invece, il quadro appare più complesso. I figli tendono a svincolarsi sempre più dal riferimento genitoriale, orientandosi verso modelli esterni, mentre molti genitori si trovano soli e impreparati ad affrontare il compito educativo. Ne deriva un rapporto spesso segnato da tensioni: i giovani possono assumere atteggiamenti oppositivi, mentre gli adulti faticano a stabilire limiti, talvolta preferendo porsi come amici piuttosto che come guide.
Il rischio, ha evidenziato la dottoressa Vinella, è quello di una perdita di autorevolezza educativa. Per questo è fondamentale recuperare una relazione sana, basata sull’accettazione dell’imperfezione, sul riconoscimento dei propri limiti e sul valore del dialogo. I conflitti, lungi dall’essere solo negativi, rappresentano infatti occasioni di crescita e contribuiscono alla costruzione dell’identità individuale.
A fare da filo conduttore e possibile soluzione resta una parola semplice ma potente: amore. È questo sentimento, ha concluso, che permette di costruire ponti, favorire il rispetto reciproco, sostenere l’autostima e mantenere vivi i legami che sono essenziali per la nostra esistenza.
Nel loro insieme, questi incontri testimoniano l’impegno dell’UPTE di Putignano nel promuovere una cultura che unisce conoscenza e consapevolezza, diritto ed emozione, offrendo ai partecipanti strumenti concreti per comprendere meglio se stessi, gli altri e la società in cui vivono.