Al teatro Anchecinema di Bari, gli studenti diventano interpreti delle proprie fragilità nel segno di Freud. Il “Majorana-Laterza” di Putignano porta il disagio giovanile a teatro.
I ragazzi faticano a trovare il loro posto in una società frenetica e spesso ignara di conflitti interiori e insidie emotive che lentamente si radicano nella loro psiche. In questa delicata fase di crescita, hanno bisogno di essere ascoltati e guidati, non plasmati come vuoti automi obbedienti, ma accompagnati nella scoperta di sé stesi.
Forse è il momento di prendere una pausa dalle esigenze materiali e volgere lo sguardo all’interiorità, troppo spesso relegata in secondo piano.
Come svegliarsi dal torpore in cui talvolta cade l’adulto nell’esercizio del suo ruolo? Semplicemente tornando a parlare con i figli e chiedere se stiano davvero bene; considerando gli alunni prima di tutto come persone e non “studenti modello”, salvaguardando la loro salute mentale e fisica senza educarli all’ambizione ossessiva della perfezione…bè, forse non è così facile: sicuramente il teatro, attraverso la forza emotiva di gesti, sguardi e parole, offre questa possibilità: solo un momento di immersione nei pensieri, nelle paure, nelle ansie, nei “non sono abbastanza” di ragazzi che si affacciano alla vita e che hanno bisogno di guide incoraggianti per spiccare il volo.

Questo è stato il tentativo di venerdì 27 febbraio presso il teatro Anchecinema di Bari in cui alle 20.00 si è tenuta la replica dello spettacolo <<A casa di Freud>> realizzato nell’ambito del laboratorio teatrale di Storia e Filosofia del Liceo Majorana Laterza di Putignano, coordinato dalla prof.ssa Fulvia Dalessandro.
Lo spettacolo si ispira al progetto di ricerca finanziato dal MUR: “Apprendimento digitale: fattori socio cognitivi ed emotivo motivazionali coinvolti nello studio supportato da materiali digitali”, coordinato dalla prof.ssa M. Beatrice Ligorio del dipartimento FORPSICOM dell’Università degli Studi di BARI.
Cosa c’entra Freud con lo spettacolo? Perché Freud è attuale. Perché è necessario affrontare una questione molto discussa, ma troppo spesso ignorata nei fatti: la vita dei ragazzi, i loro sogni, le loro paure, le loro capacità e le loro fragilità che spesso non abbiamo il coraggio di ammettere. Parliamo continuamente di emozioni, ma non le ascoltiamo fino in fondo. “L’Io non è padrone in casa propria”: ciò che rimuoviamo ritorna, magari sotto forma di ansia, inquietudine, angoscia. In una società materialistica, prestazionale e superficiale, in cui i giovani rischiano di diventare “prodotti da confezionare” al meglio, si sta progressivamente smarrendo lo spirito critico e la consapevolezza della propria interiorità. Con essi si perde anche il senso profondo della cultura che la scuola dovrebbe incarnare: uno spazio capace di accompagnare la crescita piena di ogni ragazzo come persona, portatrice di un valore imprescindibile che merita riconoscimento.

La rappresentazione, in chiave parodica ed esasperata, propone la riflessione sulla complessità dei rapporti docenti-studenti e genitori-figli. Un teatro dell’azione, che coinvolge il pubblico e lo conduce, alla fine, a una domanda essenziale: siamo sicuri di fare la cosa giusta? Prendiamoci un attimo per capire le svariate possibilità che abbiamo, non scegliamo la strada più facile, ma quella più vera, più umana. Il miglioramento è possibile, sempre.
“Ogni parola del copione riesce in qualche modo a prenderci per mano, ed è stato per noi un modo di tirar fuori ciò che spesso non riusciamo a mettere in parole”
“Questo spettacolo è stato formativo e ci sono particolarmente legato in quanto ci permette di alzare la voce su quelli che sono i problemi e le battaglie silenziose di migliaia di studenti”
“Non è stato un semplice progetto, è stato un urlo per squarciare il silenzio dell’indifferenza”
“Questo spettacolo mi ha completamente travolta: con la necessaria delicatezza mi ha permesso di analizzare e condividere dolori, dubbi e angosce che ho scoperto non appartenere solo a me”
“La cosa più bella di questo spettacolo sono stati i ragazzi: si sono messi in gioco e hanno reso il teatro riflessione immersiva e impegno concreto” - la prof.ssa Dalessandro

Il Laboratorio e lo spettacolo sono stati possibili grazie al contributo della prof.ssa Ligorio e della prof.ssa Ventrella dell’Università di Bari, del dirigente Rocco Fazio e di tutto il suo staff, del DSGA Vincenzo Gentile e della segreteria, dei docenti della 5BS, dei collaboratori scolastici e dei genitori. Fondamentali anche le bellissime foto e riprese di Enzo Renna, le musiche originali degli Stormakers e soprattutto l’impegno di tutti i ragazzi che hanno partecipato con dedizione e passione:
Sul palco
Presentazione: Francesco Ivone e Gianluca Pepe 5 BS
Attori: Federico Campanella, Elena Di Lorenzo, Chiara Dongiovanni, Vittoria Primavera (ex studenti), Gloria Riccardi 5AS, Emanuele Pio Serio, Mariaclaudia Ursini 5 BS
Intermezzo tra 1° e 2° scena: Nicole De Nisco e Martina Colacicco 5AS
Assistenza audio e luci: Antonello Teofilo
Assistenza dietro le quinte: Oscar Abaticchio, Cristiana Costantino, Gabriele Damaso, Tommaso Intini, Elena Morelli, Mattia Rizzi, Carla Salvo, Pietro Sportelli
Consulenza ai movimenti: Nino D’Alena, Marco Sportelli
Ricerca e adattamento: Angelica Guglielmi, Mariapia Intini, Floriana Putignano, Alessandra Sisto
Grafica: Melissa Dell’Aera
Prenotazioni: Valeria Lobianco
di Mariaclaudia Ursini - 5BS