A Putignano, la rassegna Kepòs dedica una serata al centenario dello scrittore siciliano con Peppino Mazzotta e Olivia Sellerio. Fondi devoluti all’AIL di Bari
Putignano - Al Teatro Comunale “Giovanni Laterza”, la rassegna KEPÒS ha scritto un nuovo capitolo della sua storia culturale con una serata dedicata al centenario di Andrea Camilleri.
L’iniziativa porta la firma dell’Associazione Culturale Il Tassello Mancante, realtà locale che negli ultimi anni ha rimesso al centro il dialogo con libri, musica e arti, trasformando l’idea di evento culturale in un laboratorio partecipato di cittadinanza.
Non un omaggio rituale, ma un’occasione per restituire senso alla memoria, interrogare il presente, alimentare un discorso collettivo su identità, giustizia, conflitti e sud del mondo. Perché ricordare Camilleri significa anche restituirgli la sua natura di scrittore civile, autore scomodo, intellettuale capace di far vibrare il potere del dissenso in tempi di conformismo.
Sul palco, lo scorso giovedì, si sono alternate parole e musica, ricordi e riflessioni. Una formula che l’associazione ha ormai fatto propria e che ogni anno si arricchisce di un ulteriore tassello: una collaborazione stabile con l’AIL – Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma di Bari, con i proventi destinati a sostenere ricerca, assistenza e progetti rivolti ai pazienti. Un modo per ribadire che cultura e solidarietà non si escludono, ma si potenziano.
Il primo momento che Il Tassello Mancante ha rivolto al suo pubblico, nell’ambito del KEPOS – Storie D’autore, è stato il dialogo. Protagonista Peppino Mazzotta – per il pubblico televisivo volto familiare del Fazio di Montalbano, ma soprattutto autore teatrale, uomo di scena, attore che ha sempre affrontato personaggi ad alta temperatura morale. Con lui il direttore artistico Mario Valentino, che ha guidato la conversazione come un attraversamento narrativo, ponendo al centro, il romanzo Muori Cornuto (Pellegrini Editore), testo scritto da Mazzotta insieme al giornalista Arcangelo Badolati. Il volume affronta una storia realmente accaduta: quella di Giuseppe Zangara, classe 1900, partito da Ferruzzano, in provincia di Reggio Calabria, per inseguire in America una promessa di riscatto. Zangara diventerà protagonista di un gesto destinato a cambiare la storia: il tentato omicidio del presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt nel 1933, che causerà, però, la morte del sindaco di Chicago Anton Cermak.

Una vicenda che da sola contiene un romanzo sociale: emigrazione, solitudini, rancori, giustizie e ingiustizie, un Sud ferito che porta le sue contraddizioni oltre oceano. Mazzotta ha evidenziato come Muori Cornuto non sia un libro di cronaca, ma una tragedia umana capace di sollevare domande sulla marginalità, sulle vendette private che si sovrappongono alla politica, sul labile confine tra destino e responsabilità individuale.
In tutto questo, inevitabile la chiamata in causa di Camilleri. Secondo Mazzotta, lo scrittore siciliano è stato «un autore non domestico»: un intellettuale che non ha mai ceduto alla comfort zone del racconto neutrale. Camilleri ha denunciato ingiustizie e superficialità, ha forzato i codici narrativi, ha trasformato la lingua in un’arma politica, mescolando italiano e dialetto non per folklore, ma per rivendicare identità e pluralità.
La sudditanza alla norma, Camilleri l’ha combattuta attraverso la narrazione. Ogni sua storia, persino nei romanzi più popolari, è un esercizio di disobbedienza: ai modelli culturali dominanti, ai poteri, alle ipocrisie. È questo il Camilleri che Il Tassello Mancante ha voluto rimettere in circolo: quello che costringe a pensare.
Alle 20.30 il sipario ha cambiato tono, ma non intensità. Olivia Sellerio è salita sul palco per presentare Zara Zabara, performance che intreccia i brani storici composti per la fiction Rai Il Commissario Montalbano con nuove creazioni mediterranee.
Sellerio ha ricreato, attraverso la voce e i racconti, un immaginario che appartiene a una geografia sentimentale precisa: la Sicilia delle brezze marine, delle risate amare, del lutto leggero, delle malinconie che non schiacciano. Scorrevano tra le note profumi di porto, case a picco sulla costa, dialetti come carezze ruvidissime, l’ironia di chi non teme di guardare la vita senza veli.
Non un semplice concerto, ma una drammaturgia sonora capace di trasformare le canzoni in personaggi. Sellerio ha ricordato come la musica, nella scrittura televisiva di Camilleri, non fosse un accessorio estetico, ma un linguaggio di senso: un ponte tra identità e racconto, uno strumento per universalizzare il locale, per trasformare l’isola in metafora del Mediterraneo, e il Mediterraneo in metafora del mondo.
Nel teatro di Putignano la musica ha assunto la forma di un rito laico: una comunità che ascolta e si riconosce.

La serata non è stata una commemorazione, e nemmeno nostalgia. È stata un esercizio civile. Il pubblico, numeroso e partecipe, ha seguito Mazzotta e Sellerio come ci si affida a due guide: attraverso i libri e le canzoni, i presenti hanno attraversato i temi che definiscono il nostro tempo – la migrazione, il confine tra legalità e colpa, la responsabilità degli intellettuali, la necessità del dissenso, la fragilità delle comunità.
Il Tassello Mancante ha confermato la propria vocazione: lavorare sulla memoria senza trasformarla in museo, rimettere in scena la letteratura come gesto attivo, far convergere linguaggi diversi – parole, musica, testimonianze – in un luogo che non consuma, ma rilancia domande.
L’omaggio a Camilleri, dunque, non è stato un monumento al passato. È servito per guardare avanti. Per difendere il diritto a un pensiero critico e il bisogno di un cuore aperto: l’antidoto più forte contro superficialità e indifferenza.
In una stagione in cui spesso la cultura viene ridotta a intrattenimento, l’associazione putignanese ha ricordato che il teatro può ancora diventare piazza civica; che un libro può farsi specchio; che una canzone può trasformarsi in coscienza.
Un tassello, sì. Ma di quelli che servono a vedere l’immagine intera.
Peppino Mazzotta: l'emigrazione, le ferite del Sud e la lezione di Camilleri
Mazzotta ha mostrato sul palco anche il rigore del suo metodo attorale: un lavoro che parte dall’ascolto dei materiali e procede per sottrazione, senza sovraccaricare le emozioni. Nel dialogo ha spiegato come l’attore, per lui, non debba “interpretare la storia”, ma stare dentro la storia, lasciando che siano le contraddizioni dei personaggi a guidare ritmo e voce. Parlando di Muori Cornuto, Mazzotta ha anche richiamato il ruolo etico del racconto: riportare alla luce le biografie espulse dalla memoria collettiva, darle una misura umana, togliere la patina del giudizio immediato. Zangara non è un eroe e non è un mostro — è un uomo che si muove in un sistema sociale deformato, e il libro tenta di restituire quella complessità. Per Mazzotta, è proprio lì che si rinnova l’eredità di Camilleri: nella capacità di raccontare chi resta fuori dall’inquadratura ufficiale.
Olivia Sellerio: la musica come mappa emotiva del Mediterraneo
Sellerio non è solo voce: è una guida che lavora in squadra con un ensemble di musicisti che trasformano il concerto in un racconto collettivo. Anche a Putignano, l’ascolto ha restituito una qualità di dialogo raro tra voce e strumenti, quasi una camera acustica del Mediterraneo. Chitarre e strumenti della tradizione hanno costruito una trama sonora capace di restituire profondità teatrale anche ai brani più brevi, mostrando quanto la musica popolare, se trattata con rigore, sia in grado di generare complessità e non semplice colore.
I musicisti che accompagnano Sellerio hanno interpretato il palco come un terreno drammaturgico. Le sezioni strumentali non riempivano spazi vuoti, ma aprivano varchi narrativi: una chitarra fissava il respiro del mare, una fisarmonica raccontava la nostalgia dell’emigrazione e ricordavano che la Sicilia è porto e partenza, approdo e scontro. Nessun compiacimento virtuosistico, ma un’intesa costruita sull’essenzialità, dalla quale emerge ancora più nettamente la centralità della voce.
L’ensemble ha dimostrato un tratto tipico dei migliori interpreti della scena mediterranea. Gli arrangiamenti restituivano echi antichi e la musica non era “sicilianità folklorica”, ma lingua viva: si muoveva come si muovono le storie di frontiera, cercando contaminazioni, attraversando confini, aggiungendo tensioni jazzistiche, scale arabe. In uno dei momenti più intensi della serata, Sellerio ha lasciato ai musicisti anche una finestra improvvisativa: il pubblico ha percepito quella scelta come un atto di fiducia.
Il concerto ha mostrato inoltre un rigore tecnico che smentisce la retorica secondo cui la musica popolare sarebbe un genere “semplice”. Al contrario, l’articolazione ritmica dei brani, il controllo dinamico tra voce e accompagnamento, hanno restituito l’immagine di una macchina scenica consapevole, dove nulla accade per caso. Anche il rapporto tra parola e silenzio è stato governato con precisione teatrale: alcune pause, lasciate sospese subito dopo un verso, diventavano spazi emotivi in cui il pubblico poteva respirare.
I musicisti, del resto, non sostengono Sellerio: la amplificano. Non la accompagnano: la interpretano. Questo produce un effetto raro, soprattutto in un teatro come quello di Putignano, dove l’acustica valorizza il dettaglio timbrico. Chi era in sala ha percepito una qualità che permette alla musica di diventare racconto.
Il risultato è stato un lavoro collettivo che ha ricordato come la canzone possa farsi letteratura quando la sua struttura dialoga con i contenuti. E in quella sinergia la figura di Camilleri riemerge: perché la sua scrittura, come i brani di Sellerio, vive di polifonia. Non un autore solitario, non un’icona da celebrare, ma un sistema di relazioni da rimettere in circolo.
Per questo il contributo dei musicisti è stato così decisivo: hanno fatto della serata non un “recital”, ma un organismo vivo. Hanno raccontato il Sud come un luogo di stratificazioni culturali e hanno dimostrato che la musica, quando rinuncia al narcisismo, può diventare strumento politico: un modo per dire che il Mediterraneo è ancora uno spazio di incontro, non una frontiera da presidiare.
E forse sta qui la chiave emotiva di Zara Zabara: non nella nostalgia per un immaginario televisivo, ma nella capacità di restituire la verità umana di quei personaggi. La Sicilia di Sellerio è fragilità e resistenza, memoria e futuro, approdo e partenza. Una Sicilia che suona, perché ha ancora qualcosa da raccontare.
