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Radio Puglia presenta, 'Storia di un impiegato; De Andrè Pasolini e il 68'

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Lezione - Concerto scritta e sceneggiata da Luca Loizzi con la Folk 'n roll band. giovedì 22 Settembre, ore 21 - Teatro So.C.R.A.Te. Castellana Grotte

Radio_Puglia_-_Lezione_concertoCastellana Grotte Ba - Le canzoni di De Andrè e i testi di Paolini... la rivoluzione studentesca del '68 raccontata da due punti di vista contrapposti. Radio Puglia presenta la lezione concerto dal titolo 'Storia di un impiegato; De Andrè Pasolini e il 68'.

A quasi cinquant'anni da quegli eventi che influenzarono profondamente i destini dell'Europa, Luca Loizzi con la Folk 'n Roll Band porta in scena "Storia di un impiegato: De Andrè, Pasolini e il '68" una lezione concerto per riascoltare dal vivo i brani dello storico disco di De André e rivivere attraverso le parole di Pasolini, una stagione così controversa ma al contempo irripetibile della nostra epoca.

Perché De Andrè e Pasolini oggi ... Perché Storia di un impiegato ... Perché ancora il '68?

De André e Pasolini sono stati gli ultimi grandi poeti del nostro tempo e solo i poeti sono in grado di raccontare le ambiguità del presente senza farsi cooptare da un sistema che ci vuole sempre più asserviti al Capitale.

Il '68 poi è stata l'ultima vera occasione di rivolta prima che il silenzio pervadesse le coscienze in maniera quasi definitiva ed è necessario, oggi più che mai, in un' Italia da operetta e da x-factor in cui il nemico è sempre e soltanto l'altro, riannodare le fila di un discorso rimasto in sospeso, per cercare di capire e imparare a far memoria del passato recente.

Il movimento studentesco tentò di concludere la rivoluzione del 1789 senza però la violenza della ghigliottina e solo con la forza delle parole e della fantasia. Agli studenti si unirono gli operai, i contadini, la gente comune, convinti che fosse finalmente arrivata l'epoca della svolta, il tempo di una società più giusta nella quale il progresso non fosse solo tecnologico ma soprattutto umano.

In quella primavera di maggio che accese le speranze e i cuori di più di una generazione, De André vide rivoluzionari inesperti che cambiavano il mondo che per lo meno, tentavano di farlo con coraggio e sincerità nell'interesse di tutti e non più solo di pochi. In quella primavera di maggio che accese le speranze e i cuori di più di una generazione, De André vide rivoluzionari inesperti che cambiavano il mondo o che per lo meno, tentavano di farlo con coraggio e sincerità nell'interesse di tutti e non più solo di pochi.

Pasolini con lo sguardo più avanti che solo una disperata Cassandra può avere, vedeva invece in quei moti insurrezionali, soltanto l'ulteriore strategia della borghesia al potere che costruiva anticorpi al suo interno per preservarsi e rendersi ancora più forte, illudendo i propri figli di conceder loro il privilegio della libertà e della rivolta senza che essi si rendessero conto di quanto al contrario la macchina dell'omologazione fosse già in moto.

Due visioni dunque quella di De Andrè e quella di Pasolini, diametralmente opposte ma a loro modo complementari e utili, dopo quasi cinquant'anni dal 1968, per rivivere una stagione così controversa ma al contempo irripetibile della nostra epoca e per imparare forse anche a costruire un'alternativa che non sia solo, come insegna Zizek, una scelta tra Pepsi e Coca-Cola.